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presso la sede di Jato Group e Futurshow Station a S. Lazzaro è stato presentato il nuovo allenatore della Virtus Matteo Boniciolli alla presenza del patron della Virtus Claudio Sabatini che in avvio di conferenza ha voluto ulteriormente fare il punto sulla sua scelta di esonerare Renato Pasquali in seguito alla sconfitta contro l’Air Avellino:

“Non è stata una scelta facile, ma ho ritenuto che dopo la partita di ieri fosse arrivato il momento di cambiare qualcosa, e la scelta non poteva che ricadere su Renato che ha comunque fatto un buon lavoro con la squadra, ma evidentemente non è riuscito ad ottenere i risultati sperati. Lo scorso anno avevamo obiettivi ed un budget differente, ora vogliamo provare a stare fra le grandi e mi riferisco in particolare a Siena e Roma: è questo il livello al quale questa squadra può e deve ambire. So che Boniciolli non è un mago e non può garantire le vittorie, ma quello che spero di veder cambiare presto sono gli atteggiamenti e le facce di alcuni giocatori che non mi sono piaciute ne ieri ne a Pesaro.”

Come è avvenuto il contatto con coach Boniciolli? “Gli ho telefonato 20 minuti dopo la fine della partita e dopo qualche minuto di conversazione mi ha risposto semplicemente “Dimmi quando devo venire a Bologna”. Con Matteo arriverà anche Tonino Zorzi perchè so quanto rappresenti per lui: è la sua spalla e non solo dal punto di vista tecnico”.

Pensa che i tempi di questa decisione siano stati affrettati? “No, non penso di aver affrettato i tempi. Ho scelto io di riconfermare Pasquali quest’estate e me ne assumo la responsabilità. Allo stato dei fatti posso dire di aver sbagliato, ma allo stesso modo ho deciso che era ora di cambiare e di farlo con un allenatore come Matteo. Sono anche consapevole, come credo lui stesso, di affidargli una squadra di grande livello che può ambire a ottimi risultati se trova la sua chimica di gruppo”

E’ un modo per arrivare al derby pronti? “In questo momento io penso a fare un campionato di alto livello, e la Fortitudo non è il nostro riferimento così come lo possono essere Siena e Roma. Però dopo aver visto il primo tempo di Milano, certi passaggi con Udine, malgrado le reazioni non si poteva pensare che ad ogni gara Giovannoni esca dalla panchina e faccia 20 punti.”

Ci saranno altri cambiamenti nello staff tecnico? “No, Melillo e Fedrigo resteranno nello staff allenatori e Matteo si è detto molto contento di poter lavorare anche con loro perché sa che potranno essergli di grande aiuto.”

Aveva avuto occasione di parlare con la squadra prima di ieri sera? “Credo che la chiarezza e i buoni rapporti personali nella vita siano fondamentali: avevo avuto un colloquio con i giocatori già dopo la sconfitta di Pesaro e come è mia abitudine avevo chiesto se c’era qualcosa che non andava. Nessuno in quell’occasione mi ha risposto, ma dal loro comportamento in campo e dal silenzio successivo la sensazione era che non poteva essere tutto a posto,anzi”

Cosa può dirci riguardo al contratto del nuovo coach? “Che firmerà fra un’ora e la proposta è quella di un biennale con l’opzione per il terzo anno. Non me l’ha chiesto, è quello che gli offro io perché sono certo che blindare il miglior allenatore della passata stagione sia la cosa giusta per la Virtus”.

Che obiettivi ha, ora, la Virtus? “Dobbiamo provare a lottare per il ranking di Eurolega, per rispetto dei tifosi, ma soprattutto finire la stagione, il più avanti possibile, con la gente soddisfatta. Ora vedo una classifica con bicchiere mezzo vuoto visto chi c’è davanti, ma mezzo pieno pensando che, ad esempio, siamo davanti ad una Milano che abbiamo battuto là. La coppa Fiba non dà punti, ma ci consente di ruotare tutti i giocatori e valutare il martedì le eventuali problematiche da risolvere alla domenica.”
Matteo Boniciolli, che problemi pensa che abbia questa squadra? “Onestamente è chiaro che, avendo visto la Virtus, la mia idea ce l’ho, ma me la tengo per me e dovrà comunque essere valutata, assieme ai miei collaboratori, a partire dagli allenamenti. Assieme a Tonino Zorzi, persona per me importante, cercherò di capire se queste idee sono corrette, ma tutto deve essere verificato sul campo in un tempo ragionevole dato che non siamo in prestagione, e già domenica affrontiamo una squadra tattica come Rieti. Assieme a Melillo e Fedrigo, oltre a Tonino, capiremo che interventi fare a prescindere dalle carriere precedenti. Non lo dico con retorica, ma quando chiama la Virtus si deve dire di sì, e questo lo deve capire anche chi è qui”.

C’è un organico da correggere, o problemi solo mentali? “Io sono fortunato, quest’anno, perché non avevo emergenze e non avevo fretta di allenare, dopo la stagione scorsa e dopo questa collaborazione con Trieste che comunque continuerà. Quindi potevo scegliere, e se questa offerta non mi fosse sembrata adatta non sarei venuto: ma c’è la simpatia con Sabatini, e l’idea che le squadre vadano migliorate in palestra e non con il mercato. Lo pensavo lo scorso anno con Cavaliero, Burlacu, Ortiz e Lisicky che ora stanno facendo bene, figurarsi ora che ho una Virtus il cui secondo quintetto è roba da alta serie A. La gente vuole subito che la squadra giochi bene, per cui la preparazione sarà solo fino alla prima palla a due. Dal primo allenamento metteremo le cose in chiaro, cercheremo di capire dove agire, introdurremo qualche concetto che forse manca, migliorare quelli che l’ottimo Pasquali già aveva portato, ma domenica si gioca e si deve vincere. Io non sono qui per fare poesia, ma solo mettere la squadra nelle condizioni di vincere le partite. Visto che a fine mese iniziano le coppe, il tempo sarà limitato, dovremo viaggiare e pensare subito alle avversarie, per cui in questi venti giorni dovremo sia fare aggiustamenti che vincere le partite. Dove intervenire? La differenza la fanno i giocatori, gli allenatori sono importanti e ovviamente contano. Ma è altrettanto chiaro che la qualità dell’organico è fondamentale. Se devo fare un paragone, quanto fatto ad Avellino è stato enorme: Ortiz gioca al Trotamundos, Burlacu è in Romania, Bryan ha trovato all’ultimo un contratto in Legadue. Gente che non voleva nessuno, insomma: qui invece tutti e 10 sono stati obiettivi cercati e strappati alla concorrenza di tutta Europa. Per questo possiamo fare bene, e sono fiducioso, altrimenti sarei rimasto a casa mia.”.

Si può arrivare vicino a Siena? “Non si viene in Virtus per salvarsi, e dopo queste ultime due partite di Siena è ovvio che loro hanno 3 anni di vantaggio su tutte le concorrenti. Ma devo anche dire che lo scorso anno Roma nel corso dell’anno ha saputo ridurre il distacco, e credo, altrimenti non sarei venuto, che si possa fare la stessa cosa anche qui. Poi sapete tutti che le partite possono essere vinte o perse anche solo per fortuna, ma quello che conta, come ha detto Sabatini, sono anche le facce: vedere giocatori così importanti e retribuiti che giocano con facce sbagliate è disturbante per tutti. Si deve costruire insieme la squadra, vogare tutti nella stessa direzione: andare all’allenamento volentieri, restare anche fuori a parlare insieme, avere la consapevolezza di fare una cosa bella. Poi il resto viene dopo”.

Bologna dopo sei anni dall’altra sponda, era quello che sperava, una rivincita? “E’ qualcosa da libro, pur essendo in imbarazzo sapendo come si sente Pasquali che è stato allontanato. Ma arrivare qui, sull’altra parte, dopo che la mia ex Avellino con l’ex allenatore Virtus l’ha battuta… Per come sono fatto, la vittoria di Coppa Italia ha sciolto nodi, che non vuol dire avere meno voglia di vincere, quanto piuttosto vedere le cose con meno ansia, come forse ho avuto anche troppo nella mia carriera. Questa è una società solida, impianto a livello europeo e città dove vorrei crescessero i miei figli, e ho la consapevolezza di essere pronto”

Le differenze tra Green e Boykins? “Uno lo conosco, l’altro l’ho visto in TV. Visto quanto sta facendo Marques in Eurolega, posso dire che lui è un computer, clamorosamente capace di mettere gli altri in ritmo e quindi far accettare dagli altri anche eventuali forzature. Boykins sembra più effervescente in attacco, con accanto compagni di grandissimo spessore; questo organico deve conoscere le proprie caratteristiche, i propri limiti, e produrre uno spettacolo che lasci la gente contenta. Io sono qui per fare cose buone, ma non ho mai visto, in nessun livello, la gente fischiare dopo aver visto la squadra dare il 110%, a maggior ragione in una piazza dove l’edicolante ne sa più del 70% degli allenatori di serie A. Io vengo da un posto che, prima del restauro, era una caverna ghiacciata, ma i giocatori erano felici: qui c’è roba per cui si deve cominciare ridendo e finire ridendo”.

Perché era fermo? “Per mia scelta: ad Avellino ero ascoltato, c’era un rapporto importante con il proprietario e lo sponsor, ma esiste anche la vita, e ora i miei figli potranno nel weekend venire a Bologna, mia moglie anche, e ad Avellino era impossibile. E, dato che si vive una volta sola, io la mia famiglia la voglio qui.”

Affronterà Zoran Savic, con cui ebbe qualche screzio. “Ripeto, al di là di alcune incomprensioni che hanno portato a parole brutte, sia io che lui abbiamo fatto percorsi positivi: io ho una famiglia, lui ha appena avuto una figlia, e nel passato io ero un’altra persona, con meno esperienza, che era alla prima panchina importante. Poi, dovessimo vincere sarà una cosa importante, dato che ne ho vinti due su tre e so cosa vuol dire. Lui è il rispettatissimo GM avversario, non ho nessuna vendetta da portare avanti. Piuttosto, ringrazio Sabatini perché mi permette di giocare un nuovo derby”.

E’ una sfida, per lei, allenare qui? “Io ritengo che l’unica annata negativa, pur con buoni risultati, sia stata a Teramo, dove ho cercato di essere quello che non sono per una serie di varie ragioni. Lì ho cercato di essere buono, ma ho il mio carattere, e porto avanti il mio lavoro con serietà e con la contentezza di fare questo mestiere, lavorando serenamente ma con grande intensità, perché stare in questo mondo è una grande gioia. Io ho pensato a chi ha allenato la Virtus: Peterson, D’Amico, Gamba, Messina, e io spero solo di poterla meritare, e magari vedere la mia foto fra un po’ nel corridoio”.

Dai suoi tempi, Bologna è cambiata.. “Nel mondo tutto cambia: abbiamo un presidente americano di colore, un papa tedesco, e nella vita è normale che ci siano momenti alti e momenti bassi. Al di là di quanto sarà lungo il mio rapporto qui, vorrei che il mio cammino in questa società possa essere ricordato positivamente, e sono in un momento della mia vita in cui credo di poterlo fare. Ho un grandissimo staff, un grande presidente, e per me essere qua è una cosa incredibile”.

Ci può descrivere il suo rapporto con Tonino Zorzi? “Lui è una persona straordinaria: in tanti si riempiono la bocca parlando di esperienza, io ho solo avuto il merito di valorizzare un “padre della patria” cestistica, che veniva agli allenamenti con blocchi di appunti presi durante la notte, è stato qualcosa di incredibile per la città di Avellino e spero lo sia anche per Bologna. Stare con questi grandi allenatori, che hanno consentito a noi di essere qua, è importante: sentire le storie del passato ti migliora, e nel mio anno con lui io sono migliorato, come allenatore e come persona. Sono felice di poter ricominciare quella che era stata una grande goduria professionale, in una realtà altra rispetto ad Avellino”.

Che obiettivi vi ponete? “Quelli chiedeteli a Sabatini, io non metto le mano avanti, ma penso ad una squadra allestita per competere ai massimi livelli, ed è quello che cercherò di fare. Io so che venire ad allenare a Bologna, dove amo anche solo passeggiare, è qualcosa di fantastico.”

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