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Mantiene una calma invidiabile, il ruspante Giancarlo Sacco, in un dopo partita che eviterebbe volentieri e che tra le righe “posticipa” a martedì pomeriggio, quando parlerà faccia a faccia con una squadra completamente diversa da quella vista a Faenza.
“Sono arrabbiato – attacca – ma i panni sporchi preferisco lavarli in casa. Purtroppo stasera abbiamo subito una lezione di basket da parte di una squadra che ha un budget e dei giocatori di livello superiore, ma che nel primo tempo eravamo riusciti a infastidire con l’intensità, la voglia, la corsa, l’aggressività. Poi, nella ripresa, ci siamo messi a camminare: non so perché, sono rimasto allibito anche io”.
Esterrefatto da una mollezza assurda, che permetteva a Veroli di ricucire immediatamente il gap faticosamente costruito nel primo tempo, e poi impediva ai Granchi di tornare sui binari di una partita scappata via nel giro di un istante.
“Senza intensità non si va da nessuna parte. Nei primi 20’, pur non giocando benissimo, eravamo riusciti a costruirci un vantaggio sfruttando la nostra velocità e recuperando tanti palloni. Forse avremmo dovuto chiudere con un margine maggiore, ma le basse percentuali al tiro non ce lo hanno consentito. Noi siamo una squadra a trazione posteriore, se sugli esterni non ci muoviamo senza palla siamo finiti”.
Aldilà di un aspetto tecnico che comunque va analizzato, quello che ha irritato il 105 Stadium è stato l’abbassamento di grinta e intensità emotiva nella ripresa. L’espulsione di un Goss ai minimi termini, poi, ha completato la frittata biancorossa.
“Me ne sono accorto dopo 30”, che c’era qualcosa che non andava. Ho chiamato 2 time out ravvicinati, cosa che non faccio mai, per dire sempre le stesse cose. Goss? Non lo so cosa avesse, di sicuro non era lui: non correva, non pressava, era lento e involuto. L’espulsione? C’è poco da dire, ovvio che bisogna anche considerare la provocazione ma in ogni caso è stata una decisione ineccepibile, che ci ha tolto una pedina fondamentale nel momento clou del match. Pinton e De Pol? Sul primo credo penda una sindrome casalinga, perché io voglio che lui difenda e stasera non lo ha fatto, il secondo ha peccato di disciplina, spesso si è trovato dove non doveva essere”.
Con due trasferte improbabili di fronte, c’è poco da stare allegri.
“Non c’è nulla da stare allegri – chiude Sacco – ma solo da rimboccarci le maniche e capire che in campo si corre e ci si immola: vedere giocatori battuti sul primo palleggio e gente che non torna in difesa dopo il contropiede mi fa imbestialire. Ne parleremo in settimana”.

Categoria: Calcio
 

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