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Non è che adesso dobbiamo stare qui a fare processi, ci mancherebbe altro. Del resto si è perso a Jesi, contro una delle squadre più forti del campionato: la sconfitta ci stava, ma è il modo in cui è maturata che non è piaciuto per nulla. Soprattutto perché i Crabs visti al PalaTriccoli sono sembrati lontani parenti di quelli delle ultime uscite, e in generale della gestione Sacco.
Piano sbagliato La vendemmia jesina, quella che nei primi 3 quarti ha letteralmente vivisezionato i Granchi, nasce da un grave errore tattico dei biancorossi. La Fileni non ha fatto altro che evitare troppi pick & roll (buoni con Maestranzi, un po’ meno con Rossini) giocando palla su Maggioli, playmaker occulto dell’area. Sul collasso sistematico della difesa Crabs, tutti e 5 a stringere sul centrone preoccupati che facesse sfracelli, il Maggiolone ha cominciato a distribuire “pani e pesci” per gli affamati Ryan e Sambugaro, 9/17 da tre in due e di fatto gli assassini principali di Rimini assieme all’eterno Lupo Rossini, devastante nel tagliare a fette la tenera retroguardia di Sacco.
Sarebbe stato meglio subire 30 punti da Maggioli (che, di riffa o di raffa, ne ha messi 19 con 9/11…) evitando di mettere in ritmo i mitragliatori jesini.
In secondo piano, poi, c’è un atteggiamento molle, col quale in trasferta si può vincere una volta su mille: se i Crabs nelle ultime due fuori casa hanno subito 84 e 97 punti, beh, significa che qualcosa la dietro va registrato.
Troppi sotto tono Convinti che comunque tutto nasca dalle facce un po’ troppo stranite, è logico che sperare di vincere con un McCray deleterio, un Kesicki nullo e uno Scarone oscurato resta molto arduo. Se però German, dopo 3 prestazioni da fenomeno, ha preferito giocare per gli altri anche perché sempre triplicato, e Kesicki, che lo si accetti, alternerà sempre buone prestazioni a partite anonime, lascia basiti la serata di C-Mac.
L’uomo della differenza, assieme a un Goss comunque sufficiente, dovrebbe essere lui: invece la differenza l’ha fatta per gli altri, con una “non difesa” disarmante e una serie di scelte assurde pure in attacco, dove le percentuali discrete sono il più classico dei paradossi. Deve attaccare il ferro, non fermarsi sull’arco. Nessuno, in LegaDue, ha il passo per tenergli l’uno contro uno. Qualcuno glielo spieghi meglio.
Riscossa mancata C’è anche qualcosa da salvare, però. Sono gli ultimi dieci minuti, perché tendenzialmente, quando sei sotto di 17 (78-61 al 30’), il pericolo di sbragare è altissimo. E invece i Crabs ci hanno creduto lo stesso, sospinti da un De Pol extralusso (15 punti in un quarto, buone possibilità che sia il suo record) e da un Rinaldi che continua ad essere un vero fattore. La rimonta, figlia anche della cortezza jesina, conferma l’unità del gruppo, così come gli 89 punti finali segnati dicono che a far canestro questa squadra non ha grossi problemi.

Categoria: Calcio
 

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