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Batte sempre forte, il cuore di German Scarone. Batte per questi Granchi rinati dalla cura Sacco, e beati anche al PalaRavizza, dove è arrivato un altro colpo a sensazione: il quinto successo su nove in trasferta proietta i Crabs verso il big match contro Varese con l’entusiasmo a mille, e un altro motivo in più per tentare l’impresa.
“Mi piacerebbe dedicarla a Corrado Sberlati – dice “G”, molto segnato dalla morte dello storico patron del Basket Rimini – e ci proveremo in tutti i modi: lui ha fatto tanto per me e per la mia famiglia, quando arrivai qua, nell’estate del 1995, ero appena un ragazzino, ma parlai con Corrado e capii subito che persona era. Un grande uomo, un appassionato come pochi: uno che parlava poco ma amava Rimini e lo sport cittadino. Se ho fatto quello che ho fatto, nella mia carriera, è anche per merito suo”.
Parole sincere, baciate da un talento che German condivide con Carlton Myers, l’altro grande “figlioccio” di Corrado Sberlati. La mente è già sulla capolista, ma quello che il gaucho ha fatto nel finale di Edimes – Crabs difficilmente si cancella con un colpo di spugna.
“Mi è andata bene – sminuisce i canestri decisivi – ma forse doveva andare così, perché me li sentivo quei tiri e come a Livorno ci ho provato. Il coach mi ha detto di fare le mie chiamate, io ho obbedito: in certi momenti è giusto che sia io ha prendermi le mie responsabilità, ma non dimentichiamoci che è stata la squadra a portarci al successo”.
Eh già. Una squadra tostissima, un gruppo che non molla. Che arranca, fatica, magari subisce, ma poi non si sa dove trova la forza per reagire, costruendo break importanti che nei finali concitati pesano ancora di più perché spesso Rimini ci arriva in fiducia.
“Si, anche a Jesi ci eravamo quasi riusciti – continua German – ma ci era andata male, mentre a Pavia è stato diverso. Loro hanno giocato un primo tempo clamoroso, con percentuali incredibili: nonostante questo e nonostante i nostri errori, eravamo solo a meno 8. E allora ci abbiamo creduto. Lasciatemi però dire che Zanus Fortes ha cambiato il match al suo ingresso in campo: ha spronato tutti, ha segnato canestri importanti, ha difeso come un leone”.
Non solo Zanus, ma anche Goss, McCray e De Pol, tra i migliori sull’Oltrepò. Se la difesa continua a latitare, l’attacco dei Granchi pare non avere mai finito le munizioni. E il record di Sacco, adesso, recita uno scintillante 8-4.
“Giancarlo ha avuto il merito di cambiare completamente il nostro basket – rende onore al coach German – perché prima, col triangolo, era il singolo che doveva fare di tutto per far giocare bene il gruppo, mentre adesso è il gruppo che deve mettere in condizione i singoli di potersi esprimere al meglio. E’ una differenza che evidentemente ci ha fatto fare un gran salto di qualità”.
A 2 punti dal quarto posto, ma anche a 4 dalla retrocessione. In città si comincia a sognare in grande, ma forse è il caso di rimanere coi piedi ben piantati per terra.
“Occhio, qui basta un niente e ti ritrovi giù. Io dico che non dobbiamo guardare la classifica, e che dobbiamo giocare alla morte ogni partita: alla fine del campionato lo faremo, sperando magari di trovarci il più in alto possibile. Ma l’obiettivo resta salvarsi: del resto qui tutti possono perdere e vincere con tutti. Anche Varese? Si, e spero che giovedì il 105 sia pieno perché stiamo dimostrando di non mollare mai”.

Categoria: Basket
 

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