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Alex Righetti, alla Virtus ha ritrovato Matteo Boniciolli come allenatore. «Sì, ad Avellino insieme abbiamo fatto cose importanti, è un grande lavoratore. La sua estrazione è slava, è stato creato da Boscia Tanjevic e adora allenare e far crescere i giocatori. Poi trasmette passione. Io per anni non mi sono allenato bene come ho fatto con lui ad Avelline. Ha principi di gioco semplici, basket corale, di movimento, con delle tracce non schemi rigidi, non vuole che siano pericolosi solo uno o due giocatori e infatti tutti toccano la palla, tutti ricevono blocchi, tutti devono essere pericolosi».
Ha ridotto subito la rotazione ma con lei è sembrato un po’ più tollerante. La conosce e si fida di più?
«Credo che domenica sia andato a istinto. Di certo sa cosa posso dargli ma mi dava la possibilità di sbagliare e restare in campo anche ad Avellino. Per me è un bene perché i cinque minuti dentro, dieci fuori e cinque dentro mi creavano qualche difficoltà. Alle volte non riesci a trovare il ritmo, altre volte hai un avversario aggressivo e devi prendere tempo prima di incidere, aspettare le tue occasioni anziché andare incontro alla partita. Per farlo bisogna stare in campo. Ma è vero che chi sbaglia è giusto vada a sedere, il ragionamento che ho fatto per me in realtà vale per tutti».
Cosa non è andato con Pasquali?
«Non sarebbe onesto adesso sparare su di lui. Se sono venuto alla Virtus è anche merito suo. Il fallimento è stato di tutti ma ha pagato solo lui e dispiace. Certo, lui e Boniciolli hanno filosofie di gioco diverse e quindi giochiamo in modo diverso, muoviamo di più la palla. Sento uno spirito nuovo, l’importante è capire che non tutti potranno essere protagonisti in tutte le partite ma tutti potranno esserlo nel corso della stagione».
Lo scorso anno giocava con Marques Green, ora con Eari Boykins. Stesso ruolo, stessa statura e quali differenze?
«Green era abituato al gioco europeo, Boykins è stato una vita nella Nba e ha bisogno di più tempo. Laggiù in regular season si corre e tira, qui ogni gara è importante, le squadre giocano alla morte e se non difendi duro perdi. Ma alla lunga Eari sarà un valore aggiunto: come Green è veloce, passa con facilità, tira e segna».
E’ un campionato con pochi italiani?
«Chi ha talento emerge, ma sono convinto ci siano giocatori che hanno poco spazio e per questo finiranno per perdersi. Quando sono arrivato io in serie A ho avuto opportunità che oggi non avrei».
La Nazionale cercherà di evitare un’eliminazione dagli Europei drammatica. Se la chiamano è pronto a dare una mano?
«Sono onesto: il mio rapporto con la Nazionale è chiuso. A luglio sposo Valentina e voglio fare tutto per bene. L’estate preferisco riposarmi e lavorare da solo. Le mie soddisfazioni me le sono già tolte, finché ho avuto la testa ho dato alla Nazionale tutto quello che ho potuto. Ora ad altre ali piccole».
Suo padre è stato un grande peso massimo. Mai pensato di fare boxe?
«Non mi piace prendere pugni… e mio padre mi ha sempre detto di fare con impegno qualsiasi cosa avessi deciso di fare. A lui interessava che non avessi rimpianti. Poi tennis, basket o boxe andava bene tutto. Ho scelto il basket seguendo mio cugino. Poi lui si è fermato».
Cantù, Roma in trasferta poi il derby. Venti giorni per capire la Virtus?
«Sì, ma siamo pronti. Sono gare diffìcili ma non ho paura. Però è eccessivo caricarle di aspettative. Ci diranno dove siamo oggi ma i conti si fanno più avanti e in ultima analisi si fanno nei playoff. Oggi Siena è imbattibile, ma a maggio le cose possono essere diverse».

Categoria: Basket
 

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