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E’ chiaro che i tifosi Fortitudo si augurano che il ricorso in atto possa rendere giustizia alla squadra biancoblù, che in effetti è stata penalizzata nel match decisivo di domenica a Teramo. E se lo augurano non solo i tifosi dell’Aquila, ma in generale tutti gli amanti della palla a spicchi, perché una serie A senza la F scudata in effetti perde una grandissima dote, di storia e di pubblico, di cui fare a meno sarebbe davvero difficile. Questo però non toglie una verità incontrovertibile: questa Fortitudo meritava la retrocessione. E’ questa l’amara realtà, è solamente questo il nodo attorno al quale ruota l’intera vicenda della sciagurata stagione 2008/2009 dell’Aquila. Andrà soprattutto chiarito al più presto con quale criterio è stata costruita questa squadra: perché, soprattutto, si è composta una formazione del tutto sprovvista di tiratori da fuori, quando qualsiasi squadra di serie A, Lega Due o anche delle serie minori può contare su almeno 3 o 4 tiratori puri. Tutto il resto (altre scelte sbagliate, problemi di pagamenti, tesseramenti rimandati, scioperi e quant’altro) hanno ovviamente avuto il loro peso, ma tutto gira intorno a quella prima decisione di costruire un team tragicamente sprovvisto di chi sapesse segnare da lontano. Scelta, questa, sanguinosa, nel basket moderno che ottiene quasi il 50% dei punti da oltre l’arco dei 6 metri e 25. Con il risultato che, ben presto, gli avversari hanno imparato che, contro questa Effe, mettersi a difendere a zona era il più facile e redditizio dei compiti. Come nelle serie minori, come al campetto la domenica, come nelle partite tra scapoli e ammogliati. A questo livello, in conclusione, si è costruita la Fortitudo di quest’anno. Chi ha sbagliato in maniera così clamorosa, per favore, almeno chieda scusa.

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