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Riccardo Riccò ha confessato: ha preso la Cera, l’Epo di terza generazione, durante l’ultimo Tour de France. Ad ammetterlo davanti ai giornalisti è lo stesso corridore, appena uscito dall’interrogatorio, durato circa un’ora, davanti alla Procura Antidoping del Coni. “Ho ammesso le mie responsabilità, l’errore è stato mio e soltanto mio. Ho rinunciato alle contranalisi. In questo momento penso anche al personale della squadra e ai miei compagni che hanno perso il lavoro per colpa mia”. A questo punto per Riccò ci potrebbe essere uno sconto di pena sui due anni di squalifica previste dal codice Wada. L’atleta verrà deferito dalla Procura del Coni al tribunale Nazionale Antidoping: è possibile che la sentenza arrivi già la prossima settimana, comunque prima dell’inizio delle Olimpiadi. L’interrogatorio era cominciato alle 12.45, con il procuratore Ettore Torri che contestava all’atleta la positività riscontrata dopo la quarta tappa del Tour, la cronometro di Cholet. Ad accompagnare il modenese gli avvocati Alfredo Termanini e Alessandro Sivelli, presidente dell’Unione camere penali di Modena. Riccò ha spiegato anche le ragioni che l’hanno portato a scegliere la via del doping: “Dopo il Giro d’Italia – ha detto il Cobra, che aveva chiuso la corsa rosa in seconda posizione – ero stanco di testa e fisicamente. E ho preso questa sostanza (l’Epo di terza generazione, ndr). È stato un errore di gioventù. Ma al Giro ero pulito. Poi il mercoledì prima di partire… Non posso dire però, perchè c’è un procedimento in atto, dove me la sono procurata”. Riccò poi mette in dubbio il sistema antidoping: “Al Tour ho fatto un sacco di controlli: due sono risultati positivi, ma tutti avrebbero dovuto esserlo. Evidentemente il metodo non è buono al 100 per cento perchè il prodotto dura un mese. Avere ammesso i miei sbagli penso sia un bel gesto – prosegue Riccò -, mi spiace però per i miei tifosi per i quali adesso non sono più un modello. Adesso sono un modello sbagliato. Il messaggio che voglio mandare a chi crede in me, però, è che prima del Tour ho sempre vinto con le mie gambe. Adesso non ho voglia di tornare in bici, vedremo più avanti. Non sono andato a chiedere clemenza, avevo un peso e me ne sono voluto liberare. Non chiedo niente, ho fatto quello che mi sentivo”.

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