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La Trenkwalder sta continuando la preparazione in quel di Castelnovo Monti (anche se a ranghi ridotti visti gli infortuni), tradizionale ritiro biancorosso per il pre-campionato.
Tra i giocatori in nazionale e quelli infortunati, Franco Marcelletti ha a disposizione solo parte del roster ma questo non gli vieta comunque di tracciare un bilancio positivo dei primi giorni di ritiro: «Gli uomini che ho a disposizione – attacca il coach – si stanno tutti impegnando al massimo. è chiaro che, avendo cambiato tanto, i nuovi abbiano bisogno di un po’ di tempo per trovare dimestichezza con compagni e schemi tattici, ma questa arriverà solo col tempo».
L’anno scorso, di questi tempi, affermava che l’obiettivo era quello di finire tra le prime nove per poi giocarsi la post-season. Quest’anno?
“Sono del parere che prima di sbilanciarsi dovremo vedere la squadra in campo e per più volte. Solo dopo aver fatto questo potremo fare dei pronostici. Certo, abbiamo agito molto bene sul mercato andando a rinforzare un organico che nella passata stagione ha terminato al quarto posto, ben al di là delle previsioni della vigilia. Indubbiamente, partiamo per migliorare quel risultato».
Acquisti tutti di qualità, su ognuno di loro è ben visibile il marchio di Marcelletti. Soddisfatto del mercato?
«Più che il mio, direi che è ben visibile il marchio di garanzia per poter fare bene in un campionato come questo. A livello di intensità, non c’è paragone tra Legadue e Serie A: se uno vuole arrivare nell’Olimpo si deve attrezzare a dovere. In più, senza corazzate come Ferrara e Caserta, ci saranno una decina di squadre a darsi battaglia per un posto al sole».
Nella passata stagione è riuscito a togliersi grandi soddisfazioni sposando un vero e proprio “progetto giovani”: si ripeterà anche stavolta?
«Nicolò Melli ha solo 17 anni e mezzo e ha pagato eccessivamente gli stress di un’estate passata a giocare quasi tutti i giorni. Lo aspettiamo per dargli lo spazio che merita. Anche per Campani vale lo stesso discorso: non pensavamo fosse arrivato a quel punto e ci siamo visti costretti a operarlo. Non vorrei poi dimenticare gente come Masoni e lo stesso Fultz, più tutti i giovani che abbiamo ceduto in prestito per fare esperienza una volta usciti dal nostro vivaio».
È la mancanza di fiducia nei giovani la base della crisi nera che sta attraversando il basket italiano? In questo caso, Reggio è un’isola felice…
«La nostra società è un esempio di investimento serio e oculato sul settore giovanile. Ci vuole fiducia e coraggio per credere in ragazzi non ancora formati e, soprattutto, nessuno fretta per non bruciarli. Io penso, però, che ogni società di Serie A e Legadue dovrebbe prendere esempio da noi, perché altrimenti succede che un selezionatore non abbia letteralmente scelta, dato che tutti i top club e non solo (basti ricordare Avellino di un paio di stagioni orsono, ndr) si affidano a stranieri».

Categoria: Calcio
 

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