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GUIDA la Legadue da sette anni senza una sbavatura, con apprezzamenti praticamente unanimi e bipartisan. Al contrario la Legabasket è squassata dai casi Napoli e Capo d’Orlando e il campionato di serie A ritarda, per tacere di una Fip commissariata e affidata a un monumento come Dino Meneghin per salvare il movimento. In questo quadro Valentino Renzi, dominus della seconda divisione della pallacanestro nazionale, ha di che essere soddisfatto. E forse non è stato un caso trovarlo in tribuna al Palabigi all’inizio della stagione 2008/2009 della Legadue.
Presidente Renzi, lei ha più volte elogiato la serietà della Trenkwalder e la sua politica rivolta ai giovani: la scelta di venire a Reggio per la prima giornata di campionato è casuale?
“Sì, durante l’anno farò un tour di tutti i palazzetti d’Italia e mi faceva piacere cominciare da Reggio. Non ci sono ragioni particolari. Ciò non toglie che per me è sempre un piacere venire nella vostra città.
Magari l’anno prossimo la si potrebbe ospitare in un nuovo palasport…
“Su questa questione si sono scritti fiumi di parole, ma ormai sono incrostate. E’ ora di passare alla pratica. La società e il presidente Landi se lo meritano. Tutta la dirigenza lavora da anni con serietà, dignità e grandi risultati. Posso comprendere le variabili economiche, ma è ora che Reggio abbia una struttura adeguata alla sua storia e alle sue legittime ambizioni”.
Lei ha sempre parole di elogio per il sodalizio biancorosso, per quali ragioni?
“L’ho detto diverse volte e lo ripeto volentieri. Reggio porta avanti da anni con coerenza un progetto
di valorizzazione dei giovani e dei giocatori italiani, spesso fatti in casa. Questo tipo di attività, è il mio auspicio, dovrebbe diventare una costante di tutta la Legadue”.
Se ci passa la battuta la Legadue è Disneyland rispetto a quanto sta accadendo in Fip e Legabasket. Come mai da voi è tutto così tranquillo?
“Perché fin da quando siamo nati, l’obiettivo è stato quello di migliorare la struttura di tutte le società, sia dal punto di vista logistico che economico, mettendo in chiaro fin da subito che le regole erano precise e andavano rispettate. Inoltre, ed è un fattore fondamentale: tra noi e le società c’è sempre stato un rapporto di franca ma reciproca collaborazione e coesione”.
In effetti grossi problemi di ordine patrimoniale non paiono esserci…
“Toccando ferro per ora no. Tuttavia è innegabile che questa questione nei prossimi anni diventerà centrale. E dunque se il diritto sportivo è sacrosanto, altrettanto lo sono i principi economici. Non si può derogare da essi, altrimenti sono guai per tutti”.
Sembra funzionare anche il rapporto giocatori italiani-stranieri. Non teme che qualche società possa cercare di cambiare questa impostazione?
“E perché mai? E’ un modello che funziona, equilibrato, che consente agli allenatori di lavorare più tranquilli e di far crescere i giovani dei vivai. E’ un vantaggio per tutti” .
A proposito di giovani, come ha visto Melli domenica sera?
“Ha dimostrato che può giocare ad alti livelli e bene, come tutto lasciava presagire visto il finale della scorsa stagione. Diamogli il tempo di crescere”.
In Federazione si sono affidati a Dino Meneghin per uscire dall’impasse, ma lui ha già detto che non si presenterà alle elezioni. Lei un pensierino ce lo fa?
“Intanto aspettiamo che Meneghin faccia il suo lavoro; io poi non sono del tutto convinto che non rimarrà”.

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