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Tra le tante certezze che hanno accompagnato questo inizio di stagione della Trenkwalder c’è anche quella di un certo sovraffollamento nel ruolo di playmaker». Ci sono tre uomini per un solo posto; anzi, quattro se si vuole includere anche il giovane Derraa. Tanta qualità, forse addirittura troppa, ma poco spazio da suddividere. Una situazione questa che potrebbe creare qualche problema di convivenza all’interno delle rotazioni biancorosse ma che allo stesso tempo potrebbe costituire il vero punto di forza della nuova formazione di Franco Marcelletti.
Il coach della Trenkwalder si è è detto convinto di poter gestire al meglio questa situazione di esubero in cabina di regia e data la sua esperienza c’è di che essere ottimisti.
Della medesima opinione del tecnico è Filippo Masoni, uno dei diretti interessati alla questione.
«Con una squadra lunga come la nostra la qualità del nostro gioco non può che aumentare – afferma il playmaker reggiano reduce dall’esperienza alla Carife – e non credo possano sorgere problemi di alcun tipo. Ci sarà spazio per tutti, vedrete».
Eppure quaranta minuti per tre giocatori sono ben pochi da distribuire.
«Non è detto che i minuti siano quaranta. Spetterà in ogni caso al coach fare le sue scelte, ma io sono fiducioso. Sarà forse una ulteriore spinta a dare il massimo sia in partita che in allenamento».
Come si trova a lavorare con Franco Marcelletti?
«Avevo già lavorato con lui nel mio ultimo anno da junior e nel primo da senior, quindi lo conosco abbastaza bene. Sapevo che mi sarei trovato bene con lui e posso confermarlo in pieno».
Oltre al tecnico, lei a Reggio ha ritrovato tante facce note. Questa «familiarità» aiuta la crescita del gruppo?
«Beh, direi di sì. Non conoscevo proprio tutti, ad esempio non ho mai giocato assieme a Maestrello e Fultz, ma affrontandoli in campionato li conoscevo abbastanza bene. Con gli altri invece ho già lavorato ed è stato bello poter tornare a far parte dello stesso gruppo. Con Lupo Carra e gli altri reggiani poi c’è un feeling particolare. E’ un ambiente molto buono in cui allenarsi».
Chi tra i suoi compagni l’ha impressionata maggiormente in questi primi giorni di lavoro?
«Mah, fino ad ora abbiamo fatto soprattutto tanta fatica, il pallone lo abbiamo visto ben poco, dunque è presto per esprimere giudizi di questo tipo. Comunque è un gruppo di ottimi giocatori, questo si può già dire: so quello che possono dare e stiamo lavorando bene. L’unico giocatore che non avevo mai visto era Smith, ma in questi giorni ci sarà il tempo per conoscersi a fondo».
Il suo ritorno a Reggio ha un po’ il sapore della rivincita?
«No, assolutamente. Qui sono cresciuto e qui ho iniziato a giocare. Tornare a giocare per la squadra della mia città è un onore e un piacere, ma non c’è nessun rancore o voglia di rivincita».
Dopo la scorsa stagione lei è divenuto un esperto di promozioni: qual’è stata la chiave del successo di Ferrara?
«Eravamo un bel gruppo, abbiamo lavorato bene per tutta la stagione, con voglia e determinazione. La differenza probabilmente l’abbiamo fatta quando abbiamo iniziato a vincere fuori casa con la stessa continuità delle gare casalinghe».
«Non credo comunque che esista una formula per essere promossi, sono diversi fattori che vanno sommati. La qualità dei giocatori, la solidità dell’insieme, e tante altre piccole cose, come il superare gli infortunei e i problemi affidandosi al gruppo».
Tanti suggerimenti utili, su cui Marcelletti potrà lavorare. In particolare la risposta alla questione playmaker che sembra suggerire un possibile utilizzo di Carra come guardia oltre che come regista.

Categoria: Calcio
 

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