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E’ una sconfitta bruciante quellasubìta dalla Trenkwalder contro l’Edimes Pavia, tanto più perché è arrivata al fotofinish: «Abbiamo affrontato la squadra più in forma del campionato, che è arrivata qui forte di ben tre vittorie consecutive. Con la sua atipicità – dichiara il coach Franco Marcelletti in sala stampa – Facendo giocare Mobley da quattro sono riusciti a crearsi il vantaggio. Carra all’inizio è riuscito a limitarlo, però nel finale sono risultati decisivi alcuni suoi tap-in, anche perché sono mancate alcune rotazioni difensive da parte nostra. Oltre a ciò, vorrei sottolineare la scarsa percentuale complessiva fatta registrare ai tiri liberi e sottolineo complessiva, perché non vorrei assolutamente pensaste solo agli ultimi due», quelli falliti da Alvin Young a meno di un secondo dalla fine.
Non si può certo gettare la croce addosso a Young per l’errore dalla lunetta alla fine, visto che ha tirato la carretta per tutta la partita, e se la squadra è arrivata fin lì gran merito è solo suo. «Ci mancherebbe altro, Alvin ha disputato una grande partita; direi che i due aspetti tattici a cui mi riferivo prima – e cioé la tipicità di Mobley e i liberi sbagliati – sono risultati importanti nel corso di una partita in cui abbiamo perso solo 12 palloni ed è il miglior risultato stagione da questo punto di vista. Abbiamo lottato, riuscendo a recuperare in alcuni momenti anche 9 nove punti di svantaggio. Quando siamo riusciti a correre li abbiamo messi in difficoltà però ci è mancata la possibilità di incrementare il vantaggio».
La scelta di iniziare il secondo quarto di gioco senza un centro di ruolo?
«Una soluzione simile l’avevamo già provata a Imola e aveva prodotto buoni frutti, giocando con Smith da cinque; nell’arco delle rotazioni abbiamo cercato di sfruttare anche questo».
Però nei primi 4’ del secondo quarto avete segnato solo due punti con Fultz.
«Qualche difficoltà l’abbiamo avuta, poi abbiamo però chiuso il quarto segnando undici punti ed eravamo a ridosso dei nostri avversari, non mi sembra che siamo poi andati così male».
Quanto è stato importante il rientro di Fultz?
«Ci ha dato un buon contributo, è stato importante perché ha consentito di dare più respiro a Carra e Young, che si stanno spremendo e non possono sempre fare gli straordinari».
Come spiega lo scarso minutaggio concesso ad Ancellotti? Solo tre minuti per lui e 36 ad Heinrich?
«In questa partita era difficile trovare un avversario giusto per lui e per le sue caratteristiche. Defant invece, che ha un altro ruolo, ha avuto più spazio. Non possiamo certo pretendere da Ancellotti la luna. Avevamo bisogno di uno in campo con maggiore esperienza, Heinrich il suo lavoro l’ha fatto e mi sembra anche abbastanza bene».
Con un organico ridotto all’osso ci sembra che un americano in campo dovrebbe dare un maggior contributo, come mai Smith da questo punto di vista latita completamente?
«Vi sembra – risponde abbastanza seccato Marcelletti – che abbiamo perso la partita per colpa di Smith?».
No, però l’americano era già stato sottotono a Venezia e si è ripetuto anche contro Pavia; del resto il suo score finale parla chiaro. «Non parlo dei singoli – taglia corto Marcelletti – ma della squadra».

Categoria: Basket
 

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