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ANDREA Menozzi è il responsabile di un settore giovanile, che manda 5 giocatori prodotti dal vivaio nei 10 di prima squadra. Quanti colleghi possono vantare un curriculum così invidiabile? Ben pochi crediamo. L’“Alchimista” del laboratorio di Via Cassala, ci parla dei programmi futuri dei piccoli talenti che cresceranno in seno alla Trenkwalder.
Andrea come sta andando l’attività giovanile?
«In questi giorni stiamo svolgendo del lavoro individuale con alcuni ragazzi. L’attività vera e propria entrerà a pieno regime dalla prossima settimana»
Come si presentano le vostre quattre squadre al via della stagione?
«Cominciamo dagli under 19 che saranno allenati da Max Olivieri. Si tratta di una squadra molto giovane. In pratica è il gruppo che lo scorso anno si è classificato terzo alle finale Under 17. Con in più un qualche giocatore più vecchio come Kudlacek, che potrà giocare la prima fase, e poi abbiamo Cacciavillani che è al limite d’età. Campani e Melli inoltre saranno due ragazzi che ad un certo punto della stagione ci potrebbero dare una mano a livello d’esperienza e di guida dei più giovani. Sul gruppo dei 1991 allenati da Di Manno abbiamo inserito Potì e Pagliari. Assieme a loro abbiamo unito i ragazzi del 1993 tra cui abbiamo inserito due talenti come Veccia e Laganà che sono alcuni dei giovani che quest’anno erano maggiormente ricercati a livello di reclutamento. Crediamo sia un gruppo di buonissime prospettive, cui va citato anche Giovanni Pini, che si è comportato assai bene agli Europei Under 16. Sicuramente è un gruppo giovane, cui forse manca un po’ di centimetri però sopperiremo con altre qualità. Poi vi sono gli Under 15. Questo gruppo, allenato da Luca Rovacchi, è formato da ragazzi che ci sono arrivati dalla scuola basket. Erano qua anche l’anno scorso e per loro è stata la prima esperienza cimentandosi in un ambito un po’ più impegnativo. Abbiamo reclutato un ragazzo proveniente dalla Torre ed un altro da Correggio. Per loro conta lavorare, crescere e continuare a fare esperienza. Chiudiamo con l’under 14. E’ un gruppo che si formerà dai prodotti della scuola basket. Sarà completamente nuovo, con ragazzini più piccoli. Dovranno continuare a divertirsi ma anche imparare a cogliere alcuni aspetti del lavorare in un certo contesto più organizzato. Il coach sarà Devi Cagnardi.
.Quali gli obiettivi?
.«Sono sempre gli stessi. Come squadra vi è quello di fare bella figura, farsi rispettare, esprimere una pallacanestro che sia fatta di qualità tecniche e morali. Individualmente far sì che i ragazzi migliorino, per cercare di produrre, nel possibile, talenti buoni per la prima squadra, in primis, oppure ragazzi che sappiano farsi rispettare, prima di tutto come uomini, anche a livello dilettantistico».
.Si è parlato tanto di reclutamento in questi mesi. Zonale. Non zonale. Più qualità meno quantità. Possiamo fare chiarezza su questi punti?
.«Guarda, abbiamo deciso di mantenere una sola foresteria, perchè nel mantenerne due si creavano difficoltà a livello di gestione della vita dei ragazzi fuori dal campo. Si era andati troppo sotto gli standard che riteniamo consoni per una società come la nostra. Tutto questo non ci ha impedito di reclutare due ragazzi del ’93 che tutti volevano. Al contempo, gli approdi di ragazzi da Gualtieri, Guastalla e Parma ci consentono di guardare con fiducia anche sul versante del reclutamento locale, di cui se possibile cerchiamo di approfittare».
.La tua scelta di non allenare da cosa è dettata?
.«Non c’è solo un motivo ma molteplici. Innanzitutto abbiamo un gruppo di allenatori molto interessante anche in prospettiva. Quindi c’è l’interesse da parte nostra di valutarli con un impegno un po’ più alto del solito. Secondo motivo è che, avendo leggermente abbassato l’età del reclutamento, il non essere legato ai ritmi di una squadra, mi permette di andare in palestra con questi ragazzi e lavorare a livello individuale. Terzo, se si vuole puntare a potenziare il reclutamento in generale, non allenare a tempo pieno mi permette di essere più libero di muovermi per visionare giocatori e sviluppare con maggior efficacia la rete di contatti che questa società ha».
.Come sono i rapporti con le realtà cestistiche di Reggio e provincia?
.«Devo dire molto buoni. Ritengo sia una tendenza in miglioramento. Sono molto soddisfatto e credo che pian pianino ci stiamo guadagnando la fiducia delle realtà cestistiche non solo cittadine o della provincia ma anche fuori. Abbiamo ottimi rapporti con realtà di Parma e stiamo sviluppandone di simili anche con Modena»
.L’idea di creare uomini prima che giocatori ti pervade sempre nella tua attività?.
.«Non penso che sia nè utopia nè una questione di principio. Ormai non si può più scindere le due componenti. I grandi giocatori sono quasi sempre delle persone intelligenti e a modo. Se penso a Danilo Gallinari, per esempio, vedo un ragazzo di 20 anni che al grandissimo talento unisce la capacità di dire esattamente ciò che tutti gli addetti ai lavori si aspettano che dica»
.Vedere così tanti giocatori delle giovanili in prima squadra, che sensazione ti da sul piano personale?
.«Ovviamente è una grande soddisfazione, soprattutto perchè tanti miei colleghi che lavorano benissimo, alla fine non hanno la possibilità di vedere i talenti del loro settore giovanile giocare in prima squadra con continuità. L’obiettivo, chiaro e raggiungibile è quello di portare più giocatori possibili in prima squadra. Vederne così tanti è certamente una soddisfazione professionale, ma ancor di più personale, perchè con questi ragazzi si compie un percorso anche di carattere personale. Vederli crescere ed approdare alla prima squadre è una soddisfazione incredibile».

Categoria: Basket
 

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