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Dell’utile e del dilettevole. Fosse un trattato dotto e serioso, dovremmo partire così. Perché, dai e dai, nella rincorsa alla quarta vittoria consecutiva, la Trenkwalder aggiunge alla concretezza e solidità che le avevano regalato i successi con Rimini, Roseto e Brindisi, anche sprazzi di spettacolo e divertimento che condiscono al meglio la meritata affermazione su Scafati. Non è ancora la squadra dei sogni, quella vista ieri. Ci sono ancora, qua e là, pause ed erroracci da cancellare e superare. Però… Però questa Trenkwalder comincia ad assomigliare a quella che vorremmo vedere sempre. Una squadra che difende bene, a tratti benissimo. Una squadra che sfruttare al meglio la profondità della sua panchina. Una squadra che punisce gli errori degli avversari in modo implacabile. Una squadra che tira fuori tutto il suo talento offensivo chiudendo con il 58% al tiro da 3 punti, roba che, probabilmente, ad una squadra di Marcelletti non succedeva dalla prima guerra mondiale… Tutti ingredienti, insomma, che raccontano nel migliore dei modi una gara in cui i reggiani hanno fatto e disfatto. Senza, però, rischiare mai seriamente di perdere, portando 5 uomini in doppia cifra e annichilendo un’Harem Scafati che, alla resa dei conti, non ha neppure giocato male, ma è stata travolta dall’onda biancorossa. Che ha sommerso i campani fin dal primo pallone.
GRAZIE MILLE. Aveva preparato tutto per benino, Scafati. Aveva puntato sulla difesa a zona, di solito indigesta ai reggiani, sperando di recuperare quintali di rimbalzi e di scappare via in contropiede. Tutto giusto, tutto perfetto. Tranne un piccolissimo particolare: per una notte la Trenkwalder la difesa a zona se la mangia a colazione. Young la perfora a ripetizione, Carra e Maestrello fanno il tiro al bersaglio e Reggio scappa subito via (14-8) chiudendo il primo quarto sul 25-17 e ponendo le basi per la grande fuga. Perché, ostinatamente, il tecnico dell’Harem Gramenzi insiste sulla difesa schierata ed è una mossa suicida. Da kamikaze giapponese. La Trenkwalder ringrazia, pulisce il mirino e rifila tre o quattro sberle violentissime agli ospiti volando sul più 18 (38-20) con un parziale di 15-0 chiuso da una tripla di Infante. La partita sarebbe già morta e sepolta lì, non fosse che Marcelletti fa qualche esperimento buttando nella mischia pure Ancellotti, Scafati trova un miniparziale di 9-0 (38-29) e riesce ad evitare di cadere in fondo al burrone. L’impressione, però, è che in campo ci siano due squadre con motori completamente diversi. E la conferma la si ha nella ripresa.
NIENTE PAURA. L’Harem non vuole arrendersi. Le prova tutte e si aggrappa disperatamente al tiro da 3 punti con un clamoroso 8/13 dal perimetro nei 20 minuti centrali del match. Malgrado questo
Davis e soci non scendono mai sotto i 6 punti di ritardo (48-42). Anzi, quando la Trenkwalder decide di schiacciare di nuovo il pedale dell’acceleratore e di stringere le maglie difensive, arriva la fuga decisiva. Il break è di quelli che non ammettono repliche: un 12-2 che spedisce i biancorossi al più 16 (60-44) chiudendo, di fatto, la partita, a 14 minuti dalla fine del match. Da lì, infatti, Scafati non risale più malgrado 29 conclusioni da 3 punti e 12 canestri pesanti. Tutto questo impedisce ai reggiani di scavare un fossato profondo, ma l’esito finale della sfida non è mai, neppure lontanamente, in dubbio. E, diciamo la verità, per vincere con questa facilità contro un’Harem che ha tenuto il campo piuttosto bene, ci voleva proprio un’ottima prestazione. La compagine reggiana dimostra così di essere pronta per sfidare Jesi e Varese nelle prossime due trasferte. Restano solo alcuni meccanismi da ripulire, cancellando gli ultimi difetti ed evitando di prendersi qualche pausa di troppo. Se la Trenkwalder riuscirà a compiere questo ultimo saltino di qualità, nessun traguardo le sarà precluso. Per ora coccoliamo questa quarta vittoria consecutiva e la certezza di aver ritrovato la vera Trenkwalder. Con i tempi che corrono, mica è roba da poco…

Categoria: Calcio
 

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