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Salta anche il fattore campo, a questo punto a cosa aggrapparsi? Quali sono le certezze? Ammesso che ce ne siano, su cosa si pone la forza della Trenkwalder? La situazione inizia a farsi pesante con due sconfitte di fila di cui tre in cinque gare. E’ ancora presto per parlare di ambizioni ridimensionate ma è logico che serve un cambio radicale. Avanti di questo passo si corre il concreto rischio di non riuscire nemmeno ad agganciare i playoff. La Trenkwalder si trova in mezzo al guado tra tanti problemi.
Abbiamo sempre riconosciuto Alvin Young il capo spirituale della squadra, come lo era Mike Mitchell ai tempi di Bernardi. Adesso non è più così. Può sembrare marginale però l’idea presa dallo staff tecnico di Pallacanestro Reggiana di togliere la fascia di capitano al giocatore che più di tutti ha a cuore le vicende della squadra, ci è sembrato un autogol. Non abbiamo nulla sia chiaro con colui che adesso ha la fascia vale a dire Luca Infante, ma la decisione adottata, siamo convinti abbia lasciato molta amarezza nel folletto di New York. Anche domenica scorsa contro Casale come dieci giorni fa a Frosinone, Young per molti minuti non ha visto palla. Dovrebbe essere lui ad assumersi le responsabilità nei momenti di difficoltà della squadra, invece la cosa non si verifica. Perché? Solo quando la squadra è quasi nel baratro sul -6 sul 79-85 a 78 secondi dalla sirena, allora ci si ricorda di Young. Un canestro dai 6,25 ed una soluzione da tre, aveva dato una flebile speranza di ribaltare la contesa prima che Dowdell dalla lunetta crocifiggesse ogni tentativo di rimonta. Poi non condividiamo le parole del capo allenatore Franco Marcelletti rilasciateci prima della trasferta contro Veroli. Ad una nostra precisa domanda sul nome del leader della Trenkwalder, questi risponde asserendo che in squadra non c’è un solo leader ma tutti possono diventarlo nel corso della gara.
Problema lunghi
Melli e Infante stanno vivendo un momento poco esaltante di forma dovuto ad una condizione fisica precaria. La lunga estate azzurra trascorsa sui parquet di gioco sta penalizzando la squadra biancorossa.
Il duo soffre una condizione fisica precaria. Aggiungiamo Heinrich che dopo le prime due positive gare giocate contro Venezia e Cremona, ha accusato un sensibile calo di rendimento e sotto i tabelloni la Trenkwalder fatica. Poi una considerazione. A cosa sono serviti i mesi estivi di Melli con le rappresentative giovanili? Non era meglio vivere un’estate diversa per lavorare sui pesi per un irrobustimento fisico per essere più aggressivo?
Squadra troppo lunga
La rotazione si rivela efficace quando la squadra gira e la panchina può effettuare tutte le rotazioni del caso, ma nelle gare punto a punto, serve fare scelte precise e questo porta ad accontentare qualcuno e non qualcun altro. Certi giocatori che contavano di avere una certa presenza con un determinato minutaggio, poi non se lo trovano e questo provoca malessere. Abbiamo l’impressione che la squadra sia sovradimensionata in alcuni reparti (i piccoli) e sottodimensionata in altri quello delle guardie-ali dove manca un vero numero tre. Tutto questo in una piazza esigente che nutre ambizioni con i primi fischi alle scelte della panchina che mal gradisce e replica seccata.

Categoria: Calcio
 

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