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Farebbe davvero bene a qualcuno dei protagonisti e delle protagoniste che in queste giornate stanno riempiendo spazi su facebook e twitter passare il proprio tempo in modo più costruttivo. Stiamo parlando dell’ex rossoblù Mutarelli, della propria moglie e di quanti hanno creduto opportuno rispondere per difendere l’onore della città. Sinceramente a certe cose sarebbe meglio neppure porre attenzione, mentre è stata davvero commovente la difesa portata oggi da Andrea Raggi all’amico Daniele Portanova. Non ha utilizzato mezzi termini, ha detto che è stato incastrato e che entrambi sanno come sono andate le cose ed è pronto a testimoniarlo davanti al giudice. Uno splendido esempio di amicizia e vicinanza, lontano mille miglia dalle dichiarazioni antisportive e diseducative di Buffon, difeso inspiegabilmente da Prandelli. Se la federazione inglese ha deciso chi doveva fare il capitano della nazionale facendo dimettere Capello, anche la nostra federazione avrebbe potuto dire una parola su una vicenda assurda. Tutti d’accordo che bastava fosse stato in silenzio, ma una volta fatte uscire quelle parole, totalmente diseducative per giovani e amanti dello sport, era importante farle rettificare ed invece le ha confermate trovando la sponda del CT della Nazionale. Intanto questa sera il presidente del Bologna Albano Guaraldi sarà presente alla festa per i 90 anni dell’AIA di Bologna, la sezione più antica d’Italia, nella speranza che il rapporto tra i rossoblù e le giacchette nere torni nella giusta norma, se è vero, come scrive oggi un quotidiano, che il Bologna ha ottenuto 7 punti in meno a causa dei loro errori.
In chiusura un altro dato illustrato oggi dal Corriere di Bologna: il Bologna ha incassato il 10% in meno dai botteghini, passando da oltre 19.000 spettatori di media a meno di 18.000. Non bastano le offerte come quelle presenti con l’Udinese con molti biglietti a 4 euro, è necessario cambiare rotta, magari coinvolgendo i ragazzi delle scuole con i loro genitori, come il Bologna sta facendo, ma non solo invitarli ad una partita ma a tutto il campionato, perché il tifoso non lo crei con uno spot ma facendolo sentire importante e coccolato.

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