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PROBLEMINI o problemoni? Più problemini che problemoni. Robe da sistemare. Da aggiustare. Da migliorare. Difetti di crescita. Niente di gravissimo, insomma. O, almeno, così sperano in casa biancorossa. Dove, dopo l’euforia per la netta vittoria con Venezia, è subentrata un po’ di depressione per la batosta rimediata a Pavia contro una squadra più aggressiva, decisa e compatta rispetto ai lagunari. In terra lombarda sono emerse alcune lacune, tecniche e caratteriali, che la Trenkwalder dovrà risolvere e sistemare per evitare che si ripetano controprestazioni di questo tipo. Proviamo allora a capire dov’è che la compagine cittadina deve crescere e migliorare. Senza fare drammi, sia ben chiaro: sarebbe oingiusto ed esagerato.
CONOSCENZA. E’ una squadra che non si conosce bene, quella biancorossa. Che non suona come un’orchestra. I cui meccanismi vanno registrati. E, non a caso, nel momento in cui l’Edimes ha accelerato, ognuno ha cominciato a giocare per conto proprio. Cercando di risolvere i problemi con tiri affrettati e penetrazioni pericolose. Invece di rimontare compattandosi, i biancorossi si sono sfaldati rendendo le cose più facili agli avversari.
YOUNG. In questa ottica si apre anche il discorso relativo ad Alvin Young che deve trovare un suo ruolo dentro una squadra che non è costruita, come in passato, attorno a lui e su di lui. Gira troppo spesso a vuoto, si innervosisce, non riesce ad esprimere al meglio il suo talento. A volte la squadra si dimentica di lui. E così c’è il rischio di non sfruttare al meglio un atleta fondamentale.
ROTAZIONI. A Pavia, qualche problema, è emerso anche in questo senso: le continue rotazioni effettuate da Marcelletti alla ricerca di un equilibrio mai trovato, hanno mandato in tilt qualche giocatore. L’impressione è che l’allenatore cerchi di gratificare e far sentire importanti tutti i biancorossi. in modo da avere un gruppo compatto. Questo va benissimo in gare come quella con Venezia, ma quando le partite si complicano come a Pavia, forse è meglio compiere delle scelte e puntare con decisione su chi offre le maggiori garanzie.
LA FAME. E’ il problema che ci preoccupa di più. Perché le difficoltà tecniche si possono risolvere. lavorando e sgobbando in palestra. Questo invece rischia di essere un problema più complesso se dovesse palesarsi nuovamente. Parliamo della «fame», della determinazione, della voglia di vincere. A Pavia, lo hanno ammesso gli stessi biancorossi, l’Edimes ne ha avuta di più. A tratti molta di più. Non vorremmo che alla Trenkwalder difettasse un po’ di carattere. Che ci fosse, per intenderci, un po’ di puzzetta sotto al naso. Ci auguriamo di cuore che non sia così, perché altrimenti si rischierebbero altre sconfitte.

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