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Un pomeriggio da tutto esaurito. C’è il clima delle grandi occasioni al Cierrebi: si ritrova la Virtus che fa un pieno d’entusiasmo. Tifosi, almeno quei 500 che riempiono le tribunette, caldi, Claudio Sabatini altrettanto carico. L’inizio di un nuovo ciclo. Il patron parla a 360 gradi chiamando in causa, spesso e volentieri, i cugini.
«Sono felice — dice, prima della passerella della squadra davanti ai tifosi — vedo le facce e lo spirito giusto. Abbiamo un giemme come Faraoni, che conosciamo, e un coach come Lardo che abbiamo inseguito per anni».

Non fa promesse, ma sa di aver costruito una Virtus che vuole andare lontano.

«D’ESTATE siamo tutti bravi e belli ma se alle qualità tecniche non aggiungi quelle umane vai poco lontano. Sono molto felice per le operazioni che abbiamo concluso. Volevamo otto giocatori, ne abbiamo nove. E nel cassetto ho un’assicurazione legata a un nuovo americano. Come minimo puntiamo all’ottavo posto. Ma vedremo se, in corso d’opera, sarà meglio una squadra come la nostra, che ha deciso di non fare le coppe o chi, invece, girerà per l’Europa».

Incontenibile il proprietario che ruba la scena a Lardo sulla querelle Taylor. «Lo ammetto — commenta — l’idea di portare qua un ex Nba mi affascinava, ma il primo nome che mi aveva fatto Lino era quello di Fajardo. Aveva ragione lui».

SI RITORNA al progetto Virtus, Sabatini parla di scommesse. «Scommesse diverse — incalza — Mi è piaciuto l’approccio di Blizzard e Koponen, che hanno accettato di modificare i loro contratti, allettati dall’idea di restare. A proposito di Petteri ricordo le critiche piovute da un dirigente in occasione della finale di Coppa Italia. Koponen ha dimostrato contro l’Italia perché sia stato acquistato. Costa un terzo e vale tre volte tanto rispetto agli italiani». Si parla di Supercoppa, l’avversario sarà Siena, e si concede una battuta: «Visti i precedenti confido in un buon arbitraggio».

Passa in rassegna alle altre scommesse, Sabatini. «Quella di Collins è la più ponderata. Per fortuna la fidanzata sta a Bologna, non avrà problemi di ritorno a Cleveland (frecciata a Boykins, ndr). Mi è piaciuto Maggioli: se è venuto qui lo si deve proprio alla sua insistenza».

INSISTENZA, COSTANZA. Quella che hanno avuto i 2.300 tifosi che hanno rinnovato l’abbonamento. «Forse è arrivato il momento di resettare. Preferisco avere meno persone, ma convinte, che avere un palazzo pieno di tifosi che fischiano o mugugnano al primo libero sbagliato o dopo un cambio poco gradito. Non riaprirò la campagna abbonamenti, ma lavoreremo con gli under, le scuole e le polisportive. Lavoreremo con la città, Bologna siamo noi. Sono contento che in rappresentenza del Comune ci sia Maurizio Cevenini. Siamo, con il Bologna, l’unico club professionistico. Gli altri sono dilettanti: non possiamo mescolarci con loro».

Mantiene il marchio «Forza Bologna» che resterà sulle canotte fino a quando non ci sarà un main sponsor. Presto potrebbe incontrare Menarini. «Ci sentiremo per telefono». Poi il bagno di folla nel palazzetto, esalta l’unicità della Virtus, definisce scherzosamente Vukcevic un pensionato. Qualcuno urla «Dusan sindaco», ma il più applaudito è Collins che si presenta dicendo «Ho scelto l’unica squadra di basket di Bologna». Gigioneggia pure Maggioli: «Sono di Pesaro, ma grido Forza Virtus». «Sono contento — dice Vukcevic, neo capitano —. Chiedo pazienza e dico grazie perché siete venuti in tanti».

La Virtus cercherà ora nuovi tifosi. Con una media di cinquemila persone a partita — raddoppiando l’attuale quota abbonati — il club bianconero chiuderebbe in pareggio.

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