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Stefano Mancinelli sembra in grado di recuperare anche se il crampo al polpaccio ha rischiato di strappargli il muscolo e ieri – come Jamont Gordon, vittima di un lieve risentimento muscolare – non si è allenato. Qyntel Woods sarà tagliato probabilmente prima della partita di domenica contro Udine. Cesare Pancotto ha aperto le porte dell’allenamento a chi ha voluto vederlo. E Zoran Savic ha rotto il silenzio e parlato del momento della Fortitudo. Savic, cos’è successo? Perché la Fortitudo è caduta così in basso? «Non c’è un solo motivo, ce ne sono tanti ma tutto nasce dagli infortuni che ci hanno condannato ad una prestagione anomala. Il primo problema è stato l’infortunio di Earl Barron, che avevamo provato ad aspettare. Le sconfitte hanno ingigantito i problemi, la squadra ha perso fiducia ed è andata ancora più in crisi. Eppure io vedo gli allenamenti, so come ci alleniamo, siamo migliori di quello che mostriamo la domenica. Da persona positiva, resto ottimista». La squadra è stata sbagliata? «Non posso dire di no, altrimenti non saremmo così in basso. Io sono il primo dei colpevoli ma ci sono ancora 15 partite per dimostrare che era meno sbagliata di quanto sembri oggi. Le prossime cinque partite diranno se dobbiamo accontentarci di inseguire la salvezza o se possiamo ripensare ai playoff. Dobbiamo vincerne tre, la classifica è corta. Tra playoff e Legadue i distacchi sono minimi». Perché dopo Artland non avete tagliato Woods? «Perché cercavamo, speravamo, che avesse una reazione forte, perché avevamo 6-7 infortunati e rinunciare ad un giocatore quando hai tanti giocatori indietro di condizione non è facile. Woods ha avuto tantissimi problemi fisici. Speravamo di recuperarlo». Avete invece recuperato Jamont Gordon? «Sì, ha dimostrato di avere carattere. La gente dimentica che ha 21 anni, è l’americano più giovane del campionato dopo Brandon Jennings e gioca molto più di lui. A Jennings si perdona tutto, a Gordon no. Non piace il suo body-language come lo chiamano in America. Era così anche con Carlos Delfino. Gordon è un giocatore che va aiutato». Intanto c’è stata la spaccatura con la Fossa. «Volevano provocare una scossa, non è servita per battere Teramo, ma la verità è che quando perdiamo, perdiamo tutti. Bisogna aiutare questi giocatori, forse paghiamo il fatto di avere americani giovani come Gordon e Strawberry. Ma i tifosi sono il simbolo della Fortitudo, siamo una cosa sola e ci aiuteranno in queste 15 partite. Non c’è stata una spaccatura, c’è stata solo una protesta». Il cambio di allenatore è stato fruttuoso? «I risultati direbbero di no ma io sono contento di lavorare con Cesare Pancotto, è una persona seria, che sorride, ha energia e trasmette entusiasmo. Ci serviva una persona positiva e lui lo è». Il suo destino per l’anno prossimo lo decidono queste 15 partite? «Vale per tutti. La Fortitudo è un ambiente per sua natura catastrofico, era così anche quando andavamo sempre in finale. Dobbiamo combattere contro questa voglia di vedere tutto in modo tragico». Tagliare Joseph Forte è stato uno sbaglio? «No, lo sbaglio è stato confermarlo. Dove lavoro io, certi atteggiamenti sono intollerabili». Sacrati cosa dice? «E’ tranquillo, è il proprietario ideale in una situazione come questa perché non interviene nelle questioni tecniche ed è persona positiva».

Categoria: Basket
 

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