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Schiavi del sistema, prigionieri della confusione o alla ricerca disperata del giusto timing nel famigerato triangolo? Di tutto un po’, in attesa della corrida con Pavia. Almeno a sentire con Mauro Pinton, per il quale “domenica prossima con Pavia sarà come stare nell’arena. Si ballerà la rumba, sia noi che l’Edimes puntiamo molto sulla transizione e la velocità. Chi sarà più cattivo e difenderà meglio vincerà”.
Ci va giù dritto, il play mestrino ormai alla terza stagione in forza al Basket Rimini, e da un paio in cerca di un salto di qualità che tarda un po’ ad arrivare. Male alla prima uscita con Jesi, un po’ meglio a Casale (9 punti con 3/7 dal campo in 13’), ma in generale ancora un po’ fuori dai giochi, ancora in difficoltà nell’entrare dentro i giochi offensivi dei Granchi.
“Forse perché ho bisogno del sistema per esprimermi al meglio, così come ne hanno bisogno Rinaldi, De Pol, Gurini e Scarone. Fin quando attacchiamo senza sviluppare al meglio il nostro gioco ‘mano’, che è la base del ‘triple post offense’, non riusciremo mai a costruire attacchi sensati, di squadra. Nasce tutto dall’uomo in post basso, la palla deve finire li, poi si sviluppano i tagli, i blocchi, gli scarichi per un tiro piedi a terra. Da li si comincia a giocare a pallacanestro, in poche parole”.
Va un po’ controcorrente, Maurino, visto che in tanti si sono focalizzati sull’attuale problema difensivo dei Crabs, apparsi, sia con Jesi che a Casale, troppo morbidi, soprattutto nei primi tempi.
“No, la difesa va migliorata, ma non tanto come posizione, quanto come aggressività – spiega la sua opinione il play – nel senso che dobbiamo partire subito cattivi e in pressione, mentre fin qui abbiamo aspettato troppo l’avversario, per vedere come si muoveva. Penso che già da domenica con Pavia le cose cambieranno, bisogna alzare il ritmo fin da subito”.
Partendo da dietro, i Granchi potranno poi distendersi meglio, anche se attualmente i possessi biancorossi sembrano frutto di azioni più che altro individuali, coi due mori a lanciarsi dentro cercando un tiro e spesso dimenticandosi dello scarico migliore.
“Io dico che quando si penetra, bisogna tenere la testa alta verso il perimetro, per vedere se c’è qualche compagno smarcato: ecco, di azioni così fin qui ne ho viste poche. Pochi tiri? Mah, preferisco sviluppare gioco, arrivare ad un tiro costruito. La bomba dal pick&roll, in questo momento, non mi sento di tirarla”.
C’è da capirsi e da lavorare, in parole povere. Anche perché la classifica piange, “ma non facciamo inutili drammi, siamo solo alla terza giornata. Il ko che pesa di più è quello con Jesi, li dovevamo vincere. A Casale si stava di perdere, anche se nel finale eravamo rientrati. Adesso vediamo di sbloccarci contro Pavia senza farci prendere da troppe pressioni. Conosco le squadre di Salieri, mi ha allenato a Imola in B1 (5 stagioni fa, ndr): puntano tutto sul corri e tira e sui 4 piccoli in campo. Sarà una battaglia”.

Categoria: Basket
 

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