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La Carife ha mollato gli ormeggi, cominciato ad allontanarsi dalla banchina e lentamente si appresta a prendere la via del mare. E’ iniziata da Rimini la navigazione dei bianconeri che, prima di lasciare il porto, dovranno attendere fino alla prima settimana di ottobre. Intanto il precampionato è iniziato e, dopo dieci giorni di lavoro prevalentamente atletico, la squadra ha cominciato ad “annusare” il gustoso sapore della sfida. Certo, la partita di giovedì sera con i Crabs va presa per quello che è, vale a dire la classica amichevole di agosto, dove le gambe sono imballate per il troppo lavoro e la testa non è ancora dentro agli schemi di gioco e al sistema di squadra. Dove i singoli sono tali e il gruppo è ancora una idea.
E’ normale che sia cosi. Anzi, sarebbe strano il contrario. Forse qualcuno pensava che la Carife avrebbe dovuto “asfaltare” Rimini solo per il fatto di essere una squadra di serie A, ma si sbagliava di grosso. Dalle tribune la gara del Flaminio è stata soporifera per lunghi tratti. Almeno per i primi tre quarti ci si è dovuti accontentare di fiammate di spettacolo che qualche giocatore, dall’una e dall’altra parte, è riuscito a gettare nell’arena. Anche questo rientra nella norma. Tanto che all’inizio del match la curiosità dei molti ferraresi presenti in riva all’Adriatico era soprattutto per i due nuovi americani, Riley ed Ebi, e per la nuove divise di gioco della Carife disegnate dallo sponsor tecnico Errea. Interamente nere, con due sottili righe bianche ai lati, il collo a “vu” bordato di bianco e il logo della Lega Basket di serie A ben in vista.
Tornando alla gara (vinta 86-83 da Rimini), coach Valli ha gettato subito nella mischia sia Riley che Ebi. Con Jamison ancora in borghese per via di un guaio muscolare, la batteria di lunghi era formata da Nnamaka e dal nuovo arrivato Ebi. Al fianco di Collins ha trovato posto Riley, mentre fare da collante tra i due reparti è toccato ad Allegretti. Era evidente come i “vecchi” cercassero in tutti i modi di coinvolgere i nuovi arrivati. Molti passaggi, come aveva chiesto Valli, ma anche molti errori al tiro e ritmi ovviamente altalenanti.
Secondo round e i muscoli della Carife cominciano a farsi pesanti, mentre quelli di Rimini sono freschi e scattanti. Lo erano sia quelli di McCray che di Goss, i due colored che hanno spinto la Carife sotto di 13 punti, proprio mentre Ebi e Riley bisticciano col metro arbitrale che, per ora, fanno ancora fatica ad interpretare. La cosa che sono riusciti a fare bene, però, è stata mostrare le capacità atletiche. Ebi stoppava tiri di chiunque, a volte esagerando pure, come i due canestri regalati a Zanus Fortes per interferenza. Ma sono peccati veniali, soprattutto perché nel finale Ebi è stato capace di mostrare tutta la sua volontà in difesa e tanto sano agonismo nel farsi trovare pronto sugli assist dei compagni. A quello di Farabello per una spettacolare schiacciata e poi a quello di Collins poco dopo.
Riley, invece, le cose migliori le ha fatte vedere nel terzo quarto. Buona mano da lontano, buon trattamento di palla, eccellente velocità ed anche una giusta predisposizione difensiva. Per ora sono doti potenziali che il “rookie” dovrà esprimere in campo. Dove a dargli una mano troverà una squadra ben affiatata, che sotto canestro avrà maggiore peso al rientro di Jamison e che, con l’arrivo di Rizzo, avrà più solidità.
Tutte le altre qualità sono note. Da Collins a Farabello, da Allegretti a Zanelli, passando per Sacchetti e il giovane Mazzola. Tutti in ottima forma e pronti a lavorare sodo per affrontare il mare aperto della serie A, che sarà sicuramente tempestoso. E dopo Rimini, lunedì alle 18 primo test casalingo al PalaSegest contro Pistoia.

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