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L´ha affrontato diverse volte, nel campionato spagnolo dell´Acb: lui con la maglia di Granada, l´altro tra Badalona e Bilbao. E l´ha studiato al video, pregi e difetti. Per questo Andrea Pecile può tracciare un profilo nitido di Marcelino Huertas, nuovo play della Fortitudo.
«Intanto è una persona che mi piace, un buon ragazzo, conosciuto anche fuori dal campo. E poi è un giocatore giovane, in crescita».
La prima cosa che si nota?
«Il talento offensivo. Prevalentemente un penetratore, molto forte uno contro uno, ha controllo di palla e velocità di piedi. Battuto l´uomo, sa segnare in più modi, sia appoggiando al tabellone sia con la palombella, come quelle di Iuzzolino. Un po´ lo ricorda, per il modo di trattare la palla, muoversi sul campo e la sensibilità per quel tipo di tiro che è molto difficile».
A Bilbao, nella squadra rivelazione dell´anno, Huertas ha giocato la miglior stagione in carriera. Quintetto ideale dell´Acb, cifre importanti (14.6 punti, top di squadra, e 3.9 assist).
«Loro cercavano un play che si prendesse responsabilità in attacco e Huertas quel ruolo lì lo sa ricoprire».
Alla Fortitudo dovrà mettersi più al servizio della squadra.
«Sicuramente dovrà essere un giocatore diverso. Non è un play tradizionale e dovrà crescere come passatore, con Forte e Woods al fianco. Anche perché Marcelinho tende a pompare la palla, sblianciare la difesa e poi creare per sè o per i compagni. Una sua qualità è il passaggio al pivot dentro l´area. Se ha un lungo capace di ricevere in spazi stretti, o ali che tagliano dal lato debole seguendo la sua penetrazione, le sue doti vengono esaltate».
Non un tiratore, però.
«No, non naturale almeno, sia per meccanica che per percentuali. Ma sa far canestro in tanti modi».
Difesa?
«La stagione scorsa gli chiedevano di pensar più all´attacco. Ma sulla palla è sveglio, rapido, cerca di rubarla per correre in contropiede e per questo nella Fortitudo che sta nascendo potrebbe essere l´ideale. Lo vedo bene col Mancio, ad esempio. Diciamo che non è un mastino da 24 secondi sulle gambe, ma sa aggredire e bruciare i primi secondi all´attacco altrui. Viene da un anno con ampi margini di libertà, ora dovrà entrare in un sistema diverso».
Esattamente quello che attende Pecile e la sua scelta: cioè restare nel basket d´Eurolega o tuffarsi in quello che ti fa ricco. La prima ipotesi è Malaga, la seconda Kazan: dove, a 900.000 dollari l´anno, l´estroso Pecile che ha più amatori fuori che da noi sarebbe l´italiano più pagato, alle spalle dei tre da Nba. E, tasse alla mano, non è neanche detto.

Categoria: Calcio
 

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