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Lasciate perdere la matematica, col basket centra come la neve a Pantelleria. Capita pure di vedere una squadra, i Crabs, dilapidare 23 (si, ventitre) punti di vantaggio nel giro di 7’ complessivi, riaprendo un match morto e sepolto dopo un primo tempo stellare. Quando poi gli spettri aleggiano minacciosi, gli esorcisti Goss e Maurino Pinton (da The Ring a The Eye il passo è breve) depurano l’ambiente, garantendo ai biancorossi il giusto hurrà casalingo, toccasana di speranze di una squadra bella, brutta, pazza e saccente in un’unica confezione spray. Questi sono i Crabs, fatevene una ragione.
Nella fortezza della solitudine di un 105 Stadium versione igloo senza eschimesi, la sorpresa di Trullo è Sylvere Bryan, nei 10 al posto del claudicante Mladjan: il caraibico però parte dal pino, mentre Fulvio e tal Lorenzetti benedicono subito la messa con un paio di bombe al fulmicotone.
Il match non ingrana un granché, e il primo vero “strappino” lo produce Phil Goss, coca rum sul fondo e bombetta laterale per il 12-8 Crabs al 5’, con Trullo costretto al time out alla seconda persa di un Lloreda per il momento oscurato da Rinaldi.
Il break dei Granchi si estende fino al 17-8 (10-0), perché Kesicki è libero di polpastrellare dall’arco e Rinaldi è bello caldo: i Crabs si attaccano ai loro lunghi (?) e girano la prima boa a quota 29, merito dei 19 in coppia di Rinaldi e di un Kesicki da 3/3 da tre con naturalezza (29-17).
La fiera della bomba contagia pure Gurini, Pinton e McCray, che si iscrivono al club del “tira tu che tiro anch’io” vivisezionando una zona abruzzese un po’ approssimativa: quando scocca il minuto 13’, Rimini doppia Roseto (38-19), e a poco servono le irrequiete rotazioni di Trullo, che manda dentro tutta la panca a parte il povero Bryan tenuto in cambusa.
La storia prosegue speculare, Lloreda trova qualcosa contro Zanus, ma Kesiski quando alza il polso trova solo la retina, sfruttando le leve e il buco della 2-3 ospite, di sicuro meno intensa della uomo biancorossa, che produce recuperi a iosa, col Guro a depositare la posta un attimo dopo il secondo siluro personale di Pinton (49-26 al 18’), lievemente limitato al 53-32 di metà via con i liberi di Fulvio e Bryan, del match al minuto 19 sul -22 Roseto.
Se Roseto rientra dalla pausa con la faccia cattiva e Rimini come se fosse in gita premio, non è solo merito di Bryan (Lloreda in panca), che assieme a Ringstrom firma un clamoroso 2-12 in 3’30” che riapre assurdamente la contesa (55-44), anche per le sciocchezze biancorosse, 4 perse e un’intensità inesistente sul parquet.
Ruini e Lorenzetti fanno tremare il 105, aizzando un -7 (55-49, 2-17 il parziale) che fa imbestialire come un cobra Sacco, costretto a vedere gente che si palleggia sui piedi a altri che scivolano a un metro dal ferro. Rimini precipita senza paracadute, e quando Pazzi mette il gancetto dai 5 metri, è 59-57 (6-25 nel periodo): per fortuna, però, gli abruzzesi tirano un attimo il fiato consentendo a Kesicki e Goss di ritrovare un minimo di fiducia (64-57 al 30’), con De Pol che disfa in attacco ma da nuova linfa dietro (Bryan e Lloreda deleteri assieme).
Adesso c’è una partita, solo che, con Scarone in riserva piena e il duo Rinaldi – Zanus con 4 falli a testa, l’unico che può spingere adrenalina è Goss: Phil ne spara 7 in fila fuori dai giochi per tenere almeno a distanza Roseto, che si innervosisce un po’ concedendo il fianco al beato siluro di German da Lanus (73-61 al 35’, time out Trullo).
L’assurda riapertura è immediatamente richiusa da Mauro Pinton, micidiale bim bum bam (12, 4/5 dall’arco) e rubata con confetto per l’affondata di Rinaldi, che manda all’inferno le streghe e pure Roseto, disfatta sul più bello e di nuovo a meno 20 (84-64 a 3’30”) sul 3/3 dalla linea di Scarone. Come il sole dopo la grandine, il temporale fuori stagione se ne va, lasciando il tempo a una vittoria di platino, il primo bis stagionale dei Granchi, che tornano al successo in casa dopo 52 giorni e lasciano l’ultimo posto. Fa ancora freddo, ma adesso, forse, una coperta c’è.

Categoria: Basket
 

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