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Tre coppe Italia, 1 supercoppa italiana, 1 coppa delle coppe, 2 coppe Uefa, una supercoppa Uefa, per un totale di 102 anni di storia. Dalle 14 di oggi tutto finito. La squadra è sparita nel mare magnum di debiti e incapacità gestionale. Erano circa 200 i contratti da onorare con i giocatori, solo per parlare della parte tecnica, senza contare, ovviamente, tutta quella strutturale. Il destino, a pensarci ora, era già scritto in quei primi numeri spaventosi, provvisori ma già giganteschi: 218 milioni di debiti, 74 solo quelli sportivi, di cui 63 verso i calciatori. Per novanta giorni, i curatori hanno provato ad abbassare questa montagna. Sono arrivati a 22,6, in parte ci sono riusciti con le transazioni e le rinunce di tesserati, in parte hanno invece deciso di non riconoscere come “sportivi” quelli che erano semplici trucchi contabili, operazioni insensate sul piano calcistico che si spiegano solo con la necessità di dare ossigeno al bilancio, mentre le casse continuavano a restare vuote. Dunque: gli organi tecnici e un tribunale hanno distinto le operazioni calcistiche vere da quelle palesemente finte, hanno deciso di non riconoscere certi debiti come “sportivi”. Ma per il sistema calcio tutte queste operazioni erano e sono perfettamente regolari. E il Parma, nonostante il campanello d’allarme della licenza Uefa negata per il ritardo nel pagamento dell’Irpef su alcuni incentivi all’esodo ha potuto partecipare a un altro campionato e fare il mercato, cambiare due volte proprietà e cinque presidenti, passare dalla cordata albanese che faceva capo a Taçi all’improbabile Manenti, uno che, secondo l’inchiesta nella quale è stato arrestato, cercava di scaricare sull’unico Pos del club, quello della biglietteria, carte di credito clonate Il Parma ripartirà dai Dilettanti se qualcuno deciderà di recuperare la squadra, probabilmente dalla serie D, se qualcuno nel giro di pochi giorni verserà circa 1 milione di euro, mentre la squadra che pur retrocessa aveva comunque lottato con onore si è sciolta come neve al sole. La qualità di molti degli elementi era importante e con il fallimento della squadra non faranno fatica a trovare una nuova casa. Anzi, non avendo più costi di cartellino i loro procuratori potranno puntare ad ottenere qualcosa in più sull’ingaggio. Si parte dal portiere, Mirante, che ha avuto modo di mettersi in grande luce è ricercato come pochi, anche se il valzer dei portieri è in piena evoluzione, in modo particolare con tre buone pedine come Storari, Agazzi e lo stesso Mirante in pista.
Ma non solo: i due centrocampisti più forti, Galoppa e Mauri sono praticamente a posto con il primo a Toronto, dall’amico Giovinco, mentre l’altro è conteso tra Milan e Fiorentina. Comunque vada cadrà comunque in piedi. Il Bologna è la squadra più vicino a Defrel, che è in comproprietà con il Cesena, gli attaccanti Coda e palladino sono vicini a Verona e Salernitana, mentre Cerri, uno dei prospetti più interessanti piace molto al Cagliari.

Categoria: Calcio, Sport
 

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