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Una legnata così dopo la vittoria corsara a Milano era del tutto inaspettata. Almeno per i tifosi, accorsi in massa (4 pullman) sulle tribune dell’AdriaticArena. Ma non per Cesare Pancotto, che aveva, lanciato l’allarme: «Avevo ammonito, dopo la vittoria in casa dell’Armani, che non eravamo fuori dal tunnel, ma evidentemente non sono stato creduto. Dobbiamo continuare a lavorare sui nostri limiti». Il coach mastica amaro e appare decisamente preoccupato per quello che ha visto sul parquet: «Questa per noi è una brutta sconfitta, di cui tutti dobbiamo ritenerci responsabili, sema accampare nessun tipo di scuse — è l’esordio del tecnico marchigiano — Non abbiamo avuto nerbo ne’ energia: alla prima difficoltà ci siamo smarriti perché abbiamo reagito male, forzando tiri da tre, subendo i loro uno contro uno e favorendo i loro contropiedi. Insomma, abbiamo lasciato che Pesaro giocasse la sua pallacanestro preferita, quella che produce tanti punti se li si lascia costruire l’azione nei primi secondi. L’inerzia della gara non è mai cambiata, restando sempre nelle loro mani». E poi si passa a parlare dei tanti individualismi visti durante un match orribile sul fronte bolognese: «Non esiste più nel basket moderno un giocatore che può cambiare da solo l’inerzia di una partita. Noi invece abbiamo commesso l’errore di pensare che uno alla volta potessimo cambiare la gara. Invece avremmo dovuto difendere forte uno contro uno, coprire il contropiede e provare a giocare di squadra in attacco. Niente da dire, è uscita fuori una brutta figura». Le tante assenze si sono rivelate forse un alibi per non difendere forte, per cercare magari di preservarsi? «Io sarei stato contento se ne avessimo commessi 50 di falli. Nell’ultimo periodo ne abbiamo commesso uno solo…» commenta. Come dire che non approva, eventualmente, l’alibi. Poi cerca di dare un segnale di speranza: «Io dico sempre che il basket non ti da certezze, ma opportunità. Così martedì mattina riprenderemo a lavorare per un miglioramento». Ci si chiede anche con quali uomini, viste le tante assenze con cui bisogna fare i conti: «Andiamo per gradi. La frattura di Slokar richiede almeno 40 giorni, la spalla di Lamma ha bisogno di altri 30 giorni; per gli infortuni di Woods, Achara e Bagaric siamo invece nella possibilità di pensare ad un recupero abbastanza vicino. Aspettiamo di rivedere le loro situazioni alla ripresa degli allenamenti». Nel frattempo sbuca in sala stampa Carlton Myers ed è l’occasione per chiedergli un giudizio sulla Fortitudo e sui giocatori italiani, merce sempre più rara se due «vecchi» come lui e Fucka sono stati gli unici a farsi largo: «Bè, ho visto una squadra che ha giocato troppo in maniera individualistica per pensare di poter tener botta. Purtroppo è diventato un modo di giocare di tanti stranieri che arrivano nel nostro paese. E cosa dovrebbero fare gli italiani? Alzare la voce, col rischio di essere mandati a quel paese – dice senza mezzi termini -. Ad esempio cosa doveva fare secondo voi Malaventura stasera? Come dite, Mancinelli? Ah, non l’ho visto… ». E tanto basta. Il presidente Sacrati non fa drammi dopo la sconfitta a Pesaro: «II nostro 2008? Un anno difficile, per fortuna sta finendo. Voto positivo alle persone, ma negativo sul piano della concentrazione. La squadra c’è ma deve migliorare sotto l’aspetto mentale. Ma possiamo puntare ancora a traguardi ambiziosi».

Categoria: Calcio
 

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