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Pancotto: “Siamo indifendibili, prima cosa. Seconda cosa, siamo tutti responsabili. Terza cosa, siamo leoni a parlare ma non a lottare. Quarta cosa, abbiamo problemi sotto pressione, e servirebbe per uscirne fare tutti insieme la stessa cosa: sembra invece che non ci sia la capacità di sacrificarci per l’obiettivo, e non serve essere vanagloriosi davanti alle cifre, perché queste non hanno riscontro. Tutti colpevoli, a partire dall’allenatore: italiani, americani, greci o ortodossi che siano. Punizioni? Non siamo “la sporca dozzina”, ma una squadra di basket: se sbagliamo qualcosa in un’azione, servirebbe fare meglio nella azione successiva, non credersi delle stelline. Metterci la divisa da lavoro, non il cappellino da fenomeni, e le punizioni non possono servire. Qui servirebbe un passo in avanti, capendo i nostri difetti e i limiti, una semplice squadra che si aggrega e che vince. Se avessimo carattere forte, forse avremmo fatto subito le cose buone: noi invece queste le facciamo solo all’estremo, incapaci di trasformare il lavoro in energia. Eppure gli allenamenti non sono male, ma non se ne esce fuori: il re è nudo, serve tirare fuori personalità, partendo dalle nostre pochezze, con poche chiacchere. Leoni in mezzo al campo e nel lavoro, e niente altro. I tiri liberi? La pressione, forse, ma anche giocatori che in carriera hanno sempre avuto pessime percentuali. Anche oggi sono stati una condanna, pur lavorandoci. Dal mio primo giorno? Nella vita, pur con tanta strada da percorrere, un po’ lo abbiamo già fatto per provare a cambiare in corso d’opera, e adesso serve saper crescere ancora: punti ne facciamo, assist ne diamo, rimbalzi ne prendiamo, a prova che qualcosa è stato prodotto. Ma becchiamo 28 punti nel primo e nell’ultimo quarto, a fronte di 36 fatti negli ultimi 10’. Meritiamo i fischi, non vedo come possiamo chiedere loro aiuto, dato che prima di tutto si deve saper dare qualcosa. E non saper dare gioie è fonte di ulteriore frustrazione. La sgridata nel terzo quarto? Ho cercato di richiamare l’attenzione sul senso di squadra, per ridare loro identità: tutti insieme, solo tutti insieme, si può fare gruppo. Il futuro? Questi sono e saranno i giocatori: chi si è preso responsabilità all’inizio andrà avanti, e questa è la prima certezza. Siamo in questa situazione per causa loro, e non possiamo girare attorno al problema senza affrontarlo. Dalla coppa non siamo matematicamente fuori, questo è vero, ma oggi si poteva staccare il biglietto, e dobbiamo capire che da qui dobbiamo reagire, dato che quanto vedo mi fa rabbia. Rischio-retrocessione? Io voglio pensare di lavorare per evitare ulteriori pressioni, ma dobbiamo poi essere pronti ad adattarci a qualsiasi situazione, tirando fuori il carattere che credo questi giocatori possono avere”.

Categoria: Calcio
 

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