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Il comunicato stringatissimo è arrivato in tarda serata. Dragan Sakota non l’ha presa bene. Da ieri è iscritto al club fondato da Matteo Boniciolli, quello degli allenatori esonerati da Zoran Savic dopo una vittoria. In realtà è solo una questione di tempistiche. Entrambi gli avvicendamenti erano stati decisi prima che si andasse in campo. Le vittorie sono state solo un appendice. Il coach serbo, ieri mattina, ha incontrato il general manager e ricevuto la notizia che sui giornali era data per scontata da 48 ore, quella dell’esonero. Un brutto colpo per lui. Nel frattempo da Porto San Giorgio, Cesare Pancotto, il nuovo condottiero biancoblu, si muoveva alla volta di Bologna. Riunioni con dirigenti, assistenti, firma del contratto e oggi due allenamenti. Dopo il primo verrà presentato alla stampa.

LE ORIGINI – Giocatore di buon livello in serie B a Pescara, Pancotto si ritirò anzitempo per un infortunio al ginocchio. A casa sua, a Porto San Giorgio, che faceva la C1, gli proposero di fare da assistente a Claudio Brignocchi. A cinque partite dalla fine della stagione lo esonerarono. «Accettai di sostituirlo solo perché eravamo a fine stagione. Ma vincemmo tutte le partite e fummo promossi in B. Nessuno sapeva cosa fare: tenermi o prendere un altro allenatore?». Pancotto aveva 27 anni, una moglie e una bambina. Si diede cinque anni di tempo per capire se quel mestiere difficile e affascinante sarebbe stato il suo futuro oltre la laurea di architetto riposta in un cassetto. Tre anni e due promozioni dopo, debuttò in serie A e quel progetto quinquennale appartiene agli aneddoti di una carriera che ormai ha quasi trent’anni. «Darren Day e – dice – è il giocatore con più talento che abbia mai allenato. Successe a Siena, dove arrivai quando Ferdinando Minucci aveva appena cominciato la sua carriera dirigenziale. Lì conquistai la seconda promozione in Al della mia carriera dopo quella di Pistoia. Poi ne avrei fatta un’altra a Trieste».

ROMA – La Fortitudo è il secondo grande club che allena, dopo Roma. «So che tutti considerano un fallimento la mia esperienza a Roma. Ma era il primo anno di un progetto ambizioso, spendemmo tanto ma in un’epoca in cui tre-quattro club comunque erano di un altro livello in termini di investimenti. Il nostro uomo chiave era Sandro De Poi che si infortunò gravemente a fine ottobre. Mi mandarono via che eravamo quarti e in Coppa Korac avevamo 10 vittorie e 2 sconfitte. Non erano contenti e mi esonerarono, ma arrivarono undicesimi».

ALLENATORE – Solo due volte in carriera non ha cominciato la stagione. Successe nel 2000. Era d’accordo con Montecatini ma la situazione del club era confusa e si tirò indietro. E poi è successo quest’anno quando ha transato il contratto con Udine la cui scadenza era prevista per il prossimo 30 giugno. Così è arrivato alla Fortitudo. «Come allenatore mi sono inventato da solo, sperimentando sulla mia pelle, imparando dai giocatori che ho allenato e studiando come un pazzo. Con i 24 secondi gli allenatori hanno perso il controllo della squadra. La chiave è migliorarli affinché abbiano tempi di reazione più rapidi».

VIRTUS – In chiave bolognese, vanta una perla: la sua Trieste nel 2001 fu quella che si impose a Bologna interrompendo la striscia delle 33 vittorie in fila della Virtus del Grande Slam. «Avevamo una buona squadra, con Gurovic, Calabria, Bazarevich. Arrivai a 15 gare dalla fine e ne vincemmo otto. Dopo rimasi altre tre stagioni». Per il popolo dell’Aquila è un precedente da incorniciare.

Categoria: Calcio
 

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