Telecentro Odeon TV

La Tv di Bologna e dell'Emilia-Romagna (canale 17 e 71)

No Banner to display

Più che una scossa, un terremoto. Di quelli dell’ottavo grado. C’era del resto da aspettarsela, una reazione di orgoglio dei Granchi colpiti al cuore dopo l’esonero di Galli, tanto è vero che una rondine sola non fa mai primavera e necessitano conferme, a cominciare dal match con Veroli, per capire se effettivamente la notte di Scarone e compagni sta per lasciare spazio per lo meno a una mattinata senza nubifragi ricorrenti.
Un Sacco di news Nella conferenza stampa post partita, giustamente, il nuovo trainer biancorosso ha nicchiato sulla domanda, ma l’evidenza del campo parla da sola. La famosa “idea” che aveva da fuori la porterà sul parquet, il 51enne pesarese. Phil Goss ha bisogno di sentire in mano la squadra, di dettare i ritmi, di cominciare l’azione palleggiando, di sentire che i ritmi sono suoi. Se prima, anche a causa del triangolo, c’era effettivamente un ping pong tra l’americano e Scarone, in sede di playmaking, a Faenza Goss ha gestito almeno il doppio dei possessi Crabs.
German si è sacrificato dietro, prendendosi tiri che ci stavano ma lasciando che fosse Goss a scegliere i giochi: il tutto va a vantaggio del gruppo, e soprattutto di McCray, il vero fenomeno che può dare un senso diverso al campionato riminese.
McCray, la chiave Non ha bisogno di palleggiare, ma solo di un quarto di campo libero. Non è Pickett, per cui il triangolo proprio non gli entrava in testa. La chiamata a isolarlo su un lato gli permette di giocarsi più uno contro uno, fondamentale nel quale è letteralmente devastante. In contropiede è una furia, ma lo si sapeva già. Andatevi però a vedere gli assist che ha smazzato: il motivo è nel cambiamento radicale della tattica offensiva. Adesso si ribalta il lato, senza stare li a cercare una penetrazione che apra spazi imperfetti.
Finalmente Pinton Si possono fare tutti i discorsi del mondo, ma alla fine quello che conta è metterla dentro. Ovvio. La resurrezione di Mauro Pinton non è casuale, ma frutto di una precisa scelta di Giancarlo Sacco, che ha sacrificato Gurini (solo 5’, e tra l’altro ottimi) per recuperare un tiratore necessario al tipo di basket che vuole lui. Il Pinton di ieri è quello che l’anno scorso aveva deliziato per 2 mesi il popolo biancorosso, non una totale sorpresa. Qui sorge spontanea una domanda: se prima era triste, qual era il vero motivo? A buon intenditor, poche parole.
Fattore Over Sacco lo ha ribadito anche ieri: chi gioca bene sta in campo fino a quando ne ha. E’ la teoria delle “gerarchie della partita”, e non quella dei cambi predefiniti. Ecco perché De Pol è entrato dopo 2’, ed ecco perché Zanus Fortes ne ha giocati ben 19. I due, sotto le plance, sono stati decisivi nel contenimento di Bunn e nella protezione di un reparto esterni talentuoso ma discontinuo – soprattutto i due mori – quando si devono abbassare le gambe.

Categoria: Calcio
 

Lascia un Commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.