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Gaby, è vero che la tua cessione da parte della Lazio è stata una sorpresa per te?
“Sono rimasto sorpreso, anche perché negli anni passati mi hanno trattenuto nonostante avessi avuto richieste da Liverpool e Tottenham. E anche per il fatto che la trattativa col Bologna è stata molto veloce, ma questo è un fatto positivo: significa che qui mi hanno voluto subito e a tutti i costi. In ogni caso, per me va bene così: sono qui, sono molto contento, mi sono trovato subito bene con i compagni e sono sicuro di fare bene, questa è la cosa più importante”.

Conoscevi già il Bologna?
“Conosco un po’ la storia del club e i giocatori che sono passati di qui: so che si tratta di una società prestigiosa, molto importante. Con Arrigoni ho lavorato per un mese a Torino: ricordo che è uno a cui piace scherzare e parlare con i giocatori, mi aveva fatto una bella impressione come rapporto umano e mi sto già trovando bene in questi primi giorni di lavoro. Dei miei nuovi compagni, conoscevo già Marazzina, con cui ho giocato a Torino: non è cambiato da allora, è sempre lo stesso! So che l’anno scorso ha fatto tanti gol, come successe anche quell’anno a Torino: è un ottimo giocatore, per me è normale che faccia tutti questi gol, anche perché tocca a lui farli”.

Sei l’investimento più costoso di Cazzola da quando è Presidente del Bologna e hai firmato in contratto quinquennale.
“Sono molto contento di questo. Io in ogni squadra ho sempre dato il cento per cento e questa per me è una sfida importante: essendo arrivato in una società così prestigiosa, cercherò di dare ancora di più. E spero di stare qui a lungo”.

Alla Lazio hai occupato diverse posizioni a centrocampo.
“Sì: ho giocato mediano, mezzala e centrale basso davanti alla difesa. Ma non arrivo qui pensando di avere un posto assicurato: prima devo dimostrare quello che valgo, come tutti quanti. Poi dovunque mi verrà chiesto di giocare cercherò di dare il massimo, ma prima di tutto c’è da lavorare bene”.

Cosa porti al Bologna?
“Prima di trutto la grinta, i muscoli, la forza e l’impegno, il voler fare bene le cose. Io dovunque ho giocato ho sempre dato il massimo: cercherò di farlo anche qui”.

Zaccarelli, che ti ha portato in Italia, è un ex direttore sportivo del Bologna.
“Infatti gli ho parlato proprio ieri: mi ha detto cose belle di Bologna, che questa è una società importante e seria che mi permetterà di lavorare bene e di crescere. Della città mi hanno detto che è bella, anche se non molto grande, che si vive bene e che si mangia bene: voglio assaggiare i tortellini, non lo ho mai mangiati! Starò in centro, come a Roma: mi piace vivere il cuore delle città”.

Hai una famiglia?
“Io e la mia ragazza abbiamo un bimbo di tre anni: si chiama Noah”.

Con la Lazio hai giocato in Champions League. Qui le ambizioni sono diverse.
“Io parto sempre con la voglia di fare bene, di salvarci il più presto: pensavo solo a questo anche quando sono andato alla Lazio. Si parte dalle cose semplici: giocare bene, far divertire la gente, salvarsi presto; con questo spirito, le cose vengono da sé”.

Tu sei nato a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo. Poi?
“Avevo nove-dieci anni quando sono andato a Bruxelles con la famiglia. Lì ho iniziato a giocare a calcio a 15 anni: non l’avevo in testa quando ero piccolo, in Africa giocavo solo in strada con gli amici. In Belgio, mio padre (che si chiama Gaby, come me) mi ha costretto a fare uno sport, per prendermi un impegno a parte la scuola, e ho scelto il calcio, pensando di divertirmi, ma alla fine ho visto che mi piaceva davvero ed è diventata la mia professione. Lui mi segue sempre da vicino, anche adesso che gioco in Italia: era con me quando ho firmato il contratto col Bologna ed era contento che potessi ripartire da una società come questa, dato che alla Lazio la situazione era diventata difficile per me. Ne sono convinto: questo è un passo avanti per me”.

Come valuti il campionato italiano?
“Ci sono troppe polemiche e anche fatti spiacevoli che non devono succedere e che non fanno parte del calcio: mi riferisco alla violenza. Vedo che all’estero gli stadi sono sempre pieni, mentre qui non capita spesso: segno che ci sono troppe cose che non vanno”.

Chi è il centrocampista che più stimi?
“Non ho idoli. In Serie A ci sono parecchi centrocampisti di grande qualità, ma ol mio modello è Makelele; tra gli italiani, Gattuso è quello che più rispecchia il mio stile”.

Hai scelto di giocare per la Nazionale del Belgio, avendo il doppio passaporto.
“Sì, e ho già giocato una ventina di partite (compresa l’amichevole con l’Italia a Firenze prima degli Europei), senza però aver ancora segnato un gol. Ecco, in questo devo migliorare tanto: io e il gol abbiamo qualche problema! Pecco un po’ in precisione quando vado al tiro, ma ci sto lavorando!”.

Categoria: Calcio
 

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