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Sono le 20:07 del 19 marzo del 2002 quando due persone esplodono sei colpi in rapida successione in direzione del giuslavorista Marco Biagi di fronte al portone della sua abitazione, al civico 14 di Via Valdonica a Bologna.
8 minuti più tardi, Biagi muore fra le braccia dei soccorritori del 118 che sono accorsi sul posto.
Quella stessa notte, a 500 indirizzi di posta elettronica di diverse agenzie di stampa e quotidiani viene inviata la rivendicazione dell’omicidio, che porta la firma delle Nuove Brigate Rosse.

La colpa di Biagi, secondo l’organizzazione, è di essere uno fra gli ispiratori della Legge 30 di riforma del mercato del lavoro, che a seguito della sua morte il secondo Governo Berlusconi decide di intitolargli.
Una riforma su cui i mondi politico, economico e sindacale si sono spaccati per anni e continuano, in alcune occasioni, ad essere divisi.

Nel frattempo, la giustizia fa il suo corso, e nel processo di primo grado, dopo una camera di consiglio durata ventidue ore, il 1º giugno del 2005 la Corte d’Assise di Bologna condanna a cinque ergastoli altrettanti componenti del commando: Diana Blefari Melazzi, Simone Boccaccini, Nadia Desdemona Lioce, Marco Mezzasalma e Roberto Morandi.
Il 6 dicembre dell’anno successivo, la Corte d’assise d’appello conferma quella sentenza per quattro di loro, riducendo a 21 anni di reclusione la pena per Simone Boccaccini, a cui vengono riconosciute le attenuanti generiche.
L’8 dicembre del 2007, infine, nell’ultimo e definitivo grado di giudizio, la quinta sezione penale della Corte di Cassazione conferma il precedente verdetto, tranne che per Nadia Desdemona Lioce, che non aveva presentato ricorso.

«Marco Biagi è uno dei nostri eroi e noi tutti gli dobbiamo gratitudine», ha dichiarato il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri.
E il nuovo Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, nel 2002 Ministro del Lavoro, ha deciso di intitolare alla sua memoria la Sala dei 500 del Pirellone, «per onorare la memoria di una grande persona ed evidenziare il nostro impegno per il lavoro»

Categoria: Cronaca
 

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