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PIÙ DIFFICILE, Ma più stimolante. Franco Marcelletti ne è consapevole. La nuova avventura che lo attende alla guida della Trenkwalder sarà proprio così: più difficile ma pure più stimolante. Un anno fa, di questi tempi, aveva un sacco di ragazzini da «allevare» intorno a lui e nessuno gli chiedeva niente, se non di chiudere una ferita grande così nell’anima biancorossa della Trenkwalder. Poi, a poco a poco, è nata una squadra vera e Reggio ha sfiorato la grande impresa. E, si sa, l’appetito vien mangiando. Al punto che, un anno dopo, i volti dei giocatori intorno al tecnico biancorosso, sono meno imberbi. C’è più talento, ci sono molte più ambizioni e c’è pure qualche problema in più di gestione del gruppo, ma l’aria che si respira è quella densa di attesa. L’asticella da valicare si è alzata e il traguardo da raggiungere è di quelli impegnativi. Più difficile, per l’appunto, ma decisamente più stimolante. E così dopo i primi 15 giorni vissuti in palestra, alla vigilia del ritiro di Castelnovo Monti che scatterà oggi, con Marcelletti è giunto il momento di fare il primo punto della situazione.
Coach, come sta crescendo la nuova Trenkwalder?
«Direi bene. Sono molto soddisfatto per l’impegno che noto nei ragazzi. Vedo in tutti la voglia e la volontà di superare le difficoltà con cui abbiamo dovuto fare i conti in questo periodo. C’è grande disponibilità da parte di tutti. Volete un esempio?».
Certo…
«Beh, lo sapete che, in pratica, in questo periodo siamo quasi senza lunghi. E così in questi giorni sia Smith che Maestrello si sono prestati a giocare vicino a canestro. Diciamo che ne abbiamo approfittato per provare delle cose che potranno venirci utili durante la stagione».
In che senso?
«Nel senso che molte squadre giocheranno con quintetti veloci e quindi anche noi, a volte, dovremo adeguarci spostando un’ala nell’area colorata. Ecco, l’emergenza pivot con cui stiamo convivendo ci permette, se non altro, di fare esperimenti in questo senso».
Vuol dire che potreste adottare questa formula per il campionato?
«No, questo no. Noi giocheremo sempre con due lunghi, almeno in partenza. Poi, a volte, potrà capitare di abbassare il quintetto e proprio per questo stiamo preparando alcune cose».
A proposito di pivot: si dice che questo Fabricio Vay non è male e potrebbe restare a Reggio per tutta la stagione. E’ così?
«Lo stiamo studiando e valutando ma, per il momento, mi sembra di poter dire che difficilmente entrerà nel roster della Trenkwalder a titolo definitivo. Ci sta aiutando in allenamento e credo che tutto finirà lì».
Certo è che questo dei pivot sta diventando un problema non indifferente…
«Quello che mi interessa di capire è come stanno Melli e Campani. Tra poche ore avranno un’altra visita da Rocchi e dovremmo saperne un po’ di più. Siamo tranquilli, ma è logico che, soprattutto per quel che riguarda la situazione di Melli, c’è un minimo di apprensione. Noi abbiamo costruito una squadra pensando alla sua presenza. Se abbiamo scelto Heinrich era proprio perché sapevamo che sarebbe stato perfetto per la crescita e il lancio di Nicolò. Mi auguro, insomma, che Melli possa rientrare in fretta e che si tratti solo di un’infiammazione».
Dicono che, di solito, le difficoltà aiutino a cementare un gruppo…
«Sì, spesso succede così. Certo è che in questi giorni, in palestra, qualcuno si sta rendendo conto che essere in tanti è positivo. Perché, tra infortuni e problemi vari, c’è spazio per tutti. E diciamo che i piccoli hanno capito che a volte dovranno sacrificarsi pure loro andando a dare una mano a rimbalzo e nel fare il tagliafuori. Sono segnali importanti, che possono aiutarci».
Intanto, per quel poco che può contare, avete vinto la prima amichevole con Pavia…
«Tutto conta e anche queste vittorie servono per aumentare la fiducia. L’Edimes è un’ottima squadra, difende bene ed era praticamente al completo. Proprio per questo sono soddisfatto di come è andata e mi è piaciuto molto l’atteggiamento mostrato dai ragazzi. Lo ripeto: a me pare che siamo sulla strada giusta…»

Categoria: Basket
 

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