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L’ALTRA FACCIA della luna. E’ quella della Trenkwalder vista a Pavia, l’altra faccia della luna. Completamente diversa rispetto a quella vista pochi giorni prima con Pavia. L’altra faccia della luna è pure quella di Franco Marcelletti che, in passato, davanti a gare del genere avrebbe alzato la voce e urlato forte prima negli spogliatoi, poi in sala stampa. E invece…
«E invece no: quest’anno mi sono ripromesso di non urlare».
Come mai questo cambiamento di filosofia?
«Perché ho una squadra diversa rispetto al passato. Quest’anno lavoro con atleti esperti e già maturi, per cui urlare non serve a niente. Rischia solo di essere controproducente. Questa non è la stagione dei cazziatoni ma quella della responsabilizzazione».
Negli ambienti del basket reggiano gira, però, la voce che a Pavia ci sia stato un confronto non proprio sereno tra lei e qualche giocatore…
«Chi vi racconta queste cose è gentaglia di bassa lega. Non è assolutamente vero. Tra l’altro nello spogliatoio io sono rimasto solo un minuto perché ho preso la sana abitudine di non parlare alla squadra a fine gara. Il primo confronto tra il sottoscritto e i giocatori c’è stato martedì».
E cosa vi siete detti?
«Abbiamo riguardato la partita, sottolineando gli errori».
Ci dice, allora, a mente fredda, cos’è che non ha funzionato?
«La mia analisi non cambia: a fare la differenza è stato l’atteggiamento difensivo. E questo mi ha un po’ sorpreso perché non si era mai verificato prima di questo match. I ragazzi lo sanno quello che chiedo e che voglio: è stata la prima volta che abbiamo giocato in un modo non consono alle mie caratteristiche».
Come mai?
«Credo che il problema sia dovuto al fatto che abbiamo lavorato poco insieme. Soprattutto i pivot sono in ritardo di un mese e mezzo, avendo in pratica saltato tutto il precampionato. Ora dobbiamo recuperare il tempo perduto e ricostruire la nostra difesa. Noi non siamo mica Siena che, pur difendendo benissimo, può vincere certe partite segnando 100 punti. Anche se, sia ben chiaro, sono soddisfatto di come abbiamo giocato in attacco in queste prime due gare. Bisogna però che tutti capiscano che il basket è cambiato: 20 anni fa le partite si vincevano segnando più punti degli altri, ora è l’esatto contrario».
Quella di Pavia può essere una lezione salutare?
«Sì, assolutamente – continua Marcelletti -: deve esserlo. Spero che tutti abbiano capito che tipo di clima troveremo sui parquet della LegaDue. La partita di domenica, da questo punto di vista, è stata preziosa: ora sappiamo che se vogliamo vincere certi match, dovremo tirar fuori l’aggressività».
Un paio di giocatori hanno parlato di avversari più “affamati”…
«Credo che sia stato una sorta di “mea culpa”. E io aggiungo che domenica spero che i miei ragazzi la tirino fuori, questa “fame”. E anche quell’aggressività che ha mostrato l’Edimes con noi».
Cosa si aspetta dalla prossima partita?
«Solo una cosa: una reazione dal punto di vista difensivo».

Categoria: Basket
 

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