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Dopo il carcere in Danimarca e quasi due mesi in una cella della Dozza, Cesarin Robert Tivadar è ora agli arresti domiciliari presso la casa della madre, in zona Barca a Bologna, con braccialetto elettronico al polso.
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Il romeno di 26 anni arrestato a fine gennaio a Copenaghen per due aggressioni a sfondo sessuale commesse l’11 gennaio sotto alle Due Torri, aveva ammesso, durante l’interrogatorio del procuratore aggiunto Valter Giovannini e del Pm Laura Sola, di aver aggredito le ragazze e aveva anche chiesto scusa alle vittime per i danni “fisici ed emotivi”. Anche alla città di Bologna aveva chiesto scusa per l’allarme creato, dando poi la colpa all’eccesso di alcol che aveva bevuto l’11 gennaio, la notte a cui risalgono gli episodi. Tivadar era stato incastrato dalle telecamere di sorveglianza poste agli angoli e sotto i portici di alcuni edifici, immortalato mentre pedinava le sue vittime prima di aggredirle. Nella perquisizione a casa della madre erano stati trovati i famosi stivaletti neri descritti dalle ragazze e il cappotto nero tre quarti. Le giovani aggredite avevano poi confermato il riconoscimento attraverso le numerose fotografie del profilo facebook del romeno. Grazie al braccialetto elettronico la polizia riesce a controllare Tivadar e i suoi spostamenti. Gode della misura alternativa alla detenzione in carcere da venerdì, e da allora il sistema di sicurezza non ha rilevato anomalie.

Categoria: Cronaca
 

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