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Entro trenta giorni al massimo sarà trasferito in Italia Cesarin Robert Tivadar, il 26enne romeno sospettato di essere l’autore delle aggressioni sessuali avvenute sabato 11 gennaio a Bologna, raggiunto ieri da un mandato di arresto europeo a Copenaghen. Oggi l’arresto è stato convalidato dal giudice danese e si attende l’arrivo del giovane in Italia, appena saranno compiuti gli adempimenti burocratici. E’ accusato dalla procura di Bologna di violenza sessuale e lesioni e ritenuto il responsabile di aggressioni ai danni di due giovani donne. A quanto si apprende, nell’udienza di convalida Tivadar si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nel corso dell’arresto è stata notata una tumefazione ad una mano e gli investigatori italiani hanno quindi chiesto che ne venga scattata una fotografia: potrebbe essere infatti una prova collegata ad una delle due aggressioni, quella in zona San Felice. Durante la colluttazione, la ragazza aggredita gli aveva infatti morsicato una mano.
Intanto ieri gli inquirenti hanno sentito la madre del ragazzo, residente da anni a Bologna, e un amico. Entrambi hanno riconosciuto il romeno in questi fotogrammi scattati dalle telecamere di sicurezza la notte dei pedinamenti, appena prima di aggredire le ragazze. Nella perquisizione a casa della madre sono stati trovati sia i famosi stivaletti neri descritti dalle vittime, sia il cappotto nero tre quarti. Mentre la sciarpa bianca qui immortalata, probabilmente portata da Tivadar in Danimarca, l’ha fatta proprio la sua mamma. Gli amici sono increduli, qualcuno ha commentato su facebook, qualcuno ha rilasciato un’intervista. Tutti descrivono il romeno come un ragazzo molto vivace, soprattutto con le donne. A Copenaghen frequenta un master universitario e condivide un appartamento con due studenti. Laureato in turismo in Romania, aveva conseguito un altro master a Londra, da cui probabilmente l’accento britannico rilevato dalle vittime delle aggressioni. Ma nonostante l’incredulità della mamma e degli amici, a testimoniare la presenza di Tivadar nei luoghi e agli orari delle aggressioni è anche la scheda telefonica del suo telefono, rilevata dalle celle telefoniche. E poi le ragazze aggredite hanno confermato il riconoscimento dalle fotografie del giovane su Facebook.

Categoria: Cronaca
 

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