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Stefano Mancinelli, azzurro in ritiro tra i monti della Valtellina. Come sta andando? «Mi son preso due mesi per staccare la spina. Formentera, Sharm El Sheik, Milano Marittima, Riccione. Ora sono pronto a dare tutto per la Nazionale e poi per la Fortitudo. Mi sento rilassato, ma mi sono anche allenato».
Davvero?
«Ho lavorato con Nino Marzoli, il mio personal trainer: allenamento con la palla e un po’ di pesi. Ora sono al 40-50% della forma, ma crescerò. E sto molto bene di testa».
Sembra molto sereno, rispetto alla scorsa estate.
«L’estate scorso c’era tanta voglia di pulire l’onta di una stagione quasi da retrocessione. Nell’ultimo campionato invece qualcosa di buono si è fatto. Siamo usciti contro la squadra più forte d’Italia, giocando bene. Le motivazioni, quindi, sono altissime».
Personalmente vale lo stesso discorso?
«In realtà avevo giocato bene anche con Ataman, mentre problemi grossi li avevo solo con Frates, che non mi faceva giocare. Però anche per me, visto l’andamento della squadra, era stata un’estate nera. Ora con Sakota ho trovato il giusto equilibrio».
Contento della sua conferma, anche se aprirà un’annata da giocare da numero quattro?
«Certamente. Mi ha subito parlato, dandomi tanta fiducia. E secondo me quanto fatto da lui lo scorso anno è solo una piccola parte di quanto possa fare prendendo la squadra dall’inizio. Poi non è vero che mi piace giocare solo da ala piccola: so fare entrambi i ruoli».
Woods, colpo principe del mercato, occupa il suo ruolo. Cosa cambierà?
«È un fuoriclasse. Lui non toglie spazio a nessuno, ma rinforza la squadra. Se poi ci fosse bisogno di produrre più qualità che quantità, con meno minuti, sarei solo contento. Io sono nato come un giocatore di squadra, ho fatto la mia migliore stagione nell’anno dello scudetto, segnando neanche 8 punti a partita».
Cosa vi manca adesso per essere completi?
«Un buon pivot, e siamo a posto.
Forte e Woods assicurano punti, Huertas sa far girare la squadra. Malaventura è un ottimo elemento di complemento. Già adesso siamo certamente da primi quattro posti».
E magari un Basile, che però resta a Barcellona.
«Di uno come lui tutti hanno bisogno, in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Ci sarebbe servito…».
Due mesi fa si è detto subito «Mancinelli primo punto fermo». Non è che il momento giusto per fare il capitano sia adesso, invece del 2005?
«La verità è che Mazzon me l’ha chiesto subito ma ho detto di no per un gesto di altruismo verso Lamma, con una scelta presa di comune accordo. Ma queste, alla fine, sono formalità. Io mi sento effettivamente un punto di riferimento per questa società e sono orgoglioso di vedere che gli altri lo riconoscono ».
Dunque, Bologna scelta di vita?
«Per ora sì. In passato ho avuto la possibilità di andarmene, ma non l’ho fatto perché qui sto da Dio, ho trovato la dimensione giusta. Il sogno resta quello di rivincere uno scudetto con l’Aquila».
E il sogno fuori dal campo, extrabasket?
«La salute. Non ho voglia di grandi progetti, di grandi cose. Ora sto bene e voglio godermi fino in fondo questo momento della mia vita. Adesso sono single e mi sento più libero, anche se in fondo ero felice anche da fidanzato».
E il tuo amico Belinelli?
«Adesso è a Bologna, è contento di essere a casa dopo una stagione molto difficile. Ci sentiamo, mi è sembrato ottimista, forse perché con gli ultimi movimenti di mercato potrebbe avere più spazio. E sono convinto che il suo talento emergerà».

Categoria: Calcio
 

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