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POCHE ORE DOPO aver svestito la maglia azzurra, Luca Infante si è subito infilato quella biancorossa targata Trenkwalder, partecipando ieri sera al match della prima giornata del torneo di Imola, contro la squadra locale. Per lui un’estate vissuta intensamente con la Nazionale, agli ordini del commissario tecnico Carlo Recalcati, che sino all’ultimo ha inseguito la qualificazione diretta agli europei di Polonia del 2009. Chance ora legata ai ripescaggi.
Infante, allora come sta?
«Abbastanza bene dai, sono un po’ stanco, però mi sento bene».
Quando vedeva Ibrahim Jaaber, nero americano, spingere il contropiede della Bulgaria, fare canestro e condannare l’Italia…un po’ di rabbia le veniva?
«In che senso scusi?».
Un passaporto di questi tempi non lo si nega a nessuno…
«Ah, certo che sì: fa rabbia. Purtroppo non esiste più il senso di appartenenza vero alla propria nazione; infatti è anche per questo motivo che noi giocatori abbiamo scioperato, se non si cominciano a tutelare i vivai italiani il movimento non migliorerà mai».
Se poi i giocatori non rispondono alle chiamate delle nazionali diventa ancora tutto più complicato, non crede?
«Questo è vero, la nazionale è troppo importante per dire di no e l’attaccamento alla maglia va dimostrato proprio in questi casi, certo è un impegno che a lungo andare può diventare pesante, perché si sta via da casa due mesi invece di fare le vacanze: è uno stress sia fisico che mentale però, ripeto: non ci si può rifiutare».
Quali ricordi porterà dentro di se?
«Beh, è stata un’esperienza unica che mi ha fatto crescere sia come giocatore, stando a contatto con giocatori come Soragna, Bulleri e Mordente, che come uomo. Abbiamo girato l’Europa incontrando realtà molto diverse tra loro: indimenticabile».
L’estate senza soste pensa potrà farsi sentire più avanti?
«Non lo so, ma spero proprio di no. Al momento ho energie…».
Come giudica la nuova Trenkwalder?
«Molto tosta, più forte dello scorso anno perché può contare su una panchina più lunga. Adesso bisogna solo lavorare per trovare la giusta amalgama e poi potremo toglierci delle soddisfazioni».
Che tipo di soddisfazioni?
«Io, ora, penso solo alla prima giornata. E’ inutile fare proclami, mi ricordo l’ultimo anno di serie A in cui all’inizio si era parlato di playoff, poi…».

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