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Dopo l’ultima seduta il tecnico Diego Lopez ha incontrato la stampa alla vigilia dell’incontro con il Perugia: “Sì sono tutti a posto e io sono contento perché mi piace avere l’imbarazzo della scelta. Anche se per la formazione non ho dubbi, ho deciso anche il portiere ma devo prima dirlo a loro. Quella contro l’Aquila è stata una gara non fatta, però noi abbiamo tutto per fare bene. Sarà una bella partita – è convinto – loro avranno tanto entusiasmo ma noi dobbiamo pensare a quello che faremo in campo”. Ossia: “Dovremo pensare come squadra, non come in Coppa Italia quando abbiamo giocato individualmente. Squadra in fase di possesso e di non possesso, giocare corti in modo da poter recuperare gli errori”. Oltre al modo di giocare, pure il ritmo dovrà variare da quel 17 agosto: “In questi ultimi giorni i carichi non sono stati pesanti, quindi con le gambe più leggere mi aspetto che la palla si muova più velocemente”. Una cosa già ampiamente registrata è la differenza di approccio tra giocatori e resto del team: tra i primi non ce n’è uno che non abbia parlato apertamente di Serie A, un argomento dal quale dirigenza e allenatore si tengono invece alla larga. Diego Lopez, come Guaraldi, apprezza: “La mentalità è importante, per cui mi fa piacere che i giocatori parlino così. Per me l’obiettivo va fissato partita per partita, anche se il più importante sarebbe quello di riportare i tifosi allo stadio”. E ai tifosi in vista di domani cosa dice? “Siamo dispiaciuti per l’Aquila, domani si dovrà vedere una squadra che dà il massimo: dovremo andare a mille”.

Lopez venerdì farà il suo esordio su una panchina di Serie B, dopo solamente due anni scarsi alla guida di una squadra di A. Naturale che molti tifosi nutrano dei dubbi sulla sua esperienza, e ne è consapevole lui stesso: “È giusto che la gente si chieda che allenatore io sia, ma sono in Italia da sedici anni e la B la conosco, ci ho giocato quattro stagioni: so che è difficile e faticoso, e che bisogna dare continuità”. Dato curioso: al suo esordio in campionato, in Uruguay, in Italia e in panchina a Cagliari, ha sempre vinto. E ha sempre bruciato le tappe: “Sì sono stato fortunato, anche allenare il Cagliari è stata un’opportunità unica che ho sfruttato al massimo”. Una vita calcistica fatta di tanta sostanza e poche parole, come dimostrato in questi due mesi al Bologna: “Preferisco poche parole nel momento giusto, perché per me parlare troppo non serve: alla lunga non ti ascoltano. È pure difficile che parli subito nel dopo partita, quando il rischio di dire una parola di troppo è alto: meglio aspettare il lunedì”. La speranza, ovviamente, è che nel post gara al Curi ci possano essere solo degli high five e delle pacche sulle spalle, anche senza dire nulla.
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Categoria: Calcio, Sport
 

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