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Salvatore, nelle ultime tre partite sei stato sempre impiegato, e con buoni risultati, dopo un periodo in cui non eri stato chiamato in causa.
“Ho solo aspettato il mio turno, sapendo che in una stagione lunga prima o poi poteva arrivare. E il bello di questo mestiere è che, se a volte voli sulle ali dell’entusiasmo e riesci a fare cose che nemmeno immagineresti e altre invece il pallone ti sembra pesante come un macigno, ogni domenica hai la possibilità di rifarti e di dimostrare il tuo valore. Anche se non ho giocato le prime partite, mi sono sempre considerato parte integrante del gruppo, anche perché la società, i compagni e l’allenatore mi hanno sempre fatto sentire parte in causa. Il fatto di non giocare non significa che non mi sentissi al centro della squadra; ora c’è anche la gratificazione di giocare”.

I tifosi, forse, non ti hanno sempre fatto sentire lo stesso appoggio.
“Fa parte del nostro mestiere: avendo vissuto una stagione difficile l’anno scorso, è normale che ci potesse essere una considerazione diversa nei miei confronti. Io non mi sono mai abbattuto, ho sempre fatto del lavoro una delle mie prerogative principali, ho cercato di prepararmi bene sin dall’inizio del ritiro, con l’obiettivo di vivere una stagione differente da quella passata. Ma la cosa più importante è che la squadra stia facendo abbastanza bene, indipendentemente da chi gioca e chi non gioca: questo è un aspetto secondario”.

Qual è stato il momento più difficile per te l’anno scorso?
“Come per tutta la squadra, il momento più difficile è arrivato quando non riuscivamo più a riprenderci dopo una serie di buoni risultati ottenuti con Mihajlovic in panchina: lì eravamo nel vivo del campionato, nella fase più calda e non è stato un momento facile. Io mi reputo però una persona equilibrata e anche quando le cose non vanno benissimo cerco di mantenere lo stesso profilo di sempre e che fa parte del mio carattere, lavorando al meglio e mettendomi a disposizione del gruppo. Per me è sempre stato così: anche quando ero capitano del Chievo, ho sempre messo davanti il gruppo a tutto il resto”.

Come hai vissuto l’estate, durante la quale a un certo punto non sembravi rientrare nei programmi né del Torino né del Bologna?
“In modo molto sereno. Sapevo che la proprietà del cartellino era divisa tra le due squadre, ma anche che, se nessuno l’avesse riscattato, sarei rimasto nell’ultima società in cui avevo giocato, il Bologna, e proprio questo era il mio desiderio: restare qua per riscattare una stagione deludente. Il Torino, poi, era retrocesso e aveva già tre terzini sinistri: bisogna considerare anche questo”.

E l’ipotesi Ascoli non c’è mai stata?
“La voce venne fuori sui giornali ma la verità è che non mi chiamò nessuno. Mi dispiace aver dato a qualcuno l’impressione di mancare di rispetto alla società, ai tifosi del Bologna e anche all’Ascoli, ma è stato tutto un equivoci: io non avevo mai avuto nessun tipo di richiesta”.

La difesa di quest’anno sembra avere più certezze rispetto allo scorso campionato: anche per questo il tuo rendimento in queste tre partite è stato elevato?
“Farei un discorso più ampio. L’anno scorso siamo partiti come neopromossa, con tutte le difficoltà che può comportare, e dopo il primo expoit a San Siro abbiamo inanellato una serie di sconfitte che ci ha fatto perdere fiducia nei nostri mezzi e anche per questo la squadra si è portata dietro per tutto l’anno qualche difficoltà. Io in Serie A quando sono partito bene ho sempre fatto un campionato fuori dalla mischia per non retrocedere, mentre l’anno in cui la squadra è partita peggio sono retrocesso col Chievo. Ma adesso pensiamo a quello che può avvenire da qui in avanti, anziché a quello che è stato: stiamo facendo un buon lavoro ed è anche un segnale molto positivo il fatto che domenica chi è subentrato contro la Juventus è stato determinante, segno che tutti, anche quelli che non partono dall’inizio, si sentono partecipi”.

Il tuo esempio è illuminante da questo punto di vista: qual è la morale della tua vicenda personale?
“Che alla fine, se ti impegni e lavori al massimo, con giudizio, rispettando i fischi dei tifosi e i brutti voti sui giornali, cercando di credere che il lavoro è l’unica cosa che può dare frutti (e questo non vale solo nel calcio ma nella vita in generale), prima o poi vieni ripagato”.

Ci sarà da tenere i piedi per terra anche in vista della partita di domenica col Genoa, che arriva nella speciale settimana del Centenario.
“Questa è una settimana diversa dalle altre, ma non dobbiamo farci trasportare dal clima festaiolo, che è giusto ci sia da parte dell’ambiente e di chi da anni è vicino al Bologna: noi dobbiamo solo prepararci bene per la partita. Il Genoa l’anno scorso venne qui dopo alcuni buoni risultati e forse ci snobbò un po’, finendo per perdere, ma stavolta arriva dopo qualche sconfitta di troppo e vorrà riprendere il suo cammino. Ma noi vogliamo fare il massimo per celebrare la ricorrenza del Centenario e anche per un discorso di classifica: è troppo bello lavorare con l’umore alto”.

Per il Gran gala dei 100 anni venerdì ci saranno tante ex glorie del Bologna al “Dall’Ara”: chi ti farà particolarmente piacere vedere?
“Roberto Baggio, per l’immagine del calcio italiano che rappresenta in tutto il mondo. Ho avuto la fortuna di giocarci contro alcune volte e mi ha sempre fatto un effetto particolare. Sarà bello vederlo, ma anche essere presente in una festa del genere assieme a tutti i tifosi del Bologna: sono orgoglioso, sarà un evento eccezionale, di quelli da raccontare un giorno ai nipotini”.

Categoria: Calcio
 

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