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II fenomeno della Virtus è sempre più simile all’argentino: ‘Ma prima devo vincere quanto ha vinto lui’ – dice Langford. ‘Se divento Ginobili lo devo a Boniciolli’. Quando Matteo Boniciolli, un paio di mesi fa, ai tempi delle prime grandi prestazioni di Keith Langford azzardò un paragone con Manu Ginobili furono molti a pensare a un’iperbole troppo forzata archiviandola con un sorriso più che scettico. Oggi si ride molto meno. Chiaramente l’argentino di Bahia Bianca può mettere sul piatto scudetto, Eurolega, due Coppe Italia e titoli di Mvp, ma le giocate del prodotto di Kansas non possono non richiamare alla mente quelle del numero 6 del Grande Slam del 2001, il suo primo anno in Virtus, quello dell’esplosione. Le penetrazioni a sinistra galleggiando in aria e concludendo controtempo, quelle triple in arresto e tiro con caricamento che sembra troppo lento ma che inesorabilmente trovano il bersaglio, le stoppate in aiuto a centro area che non dovrebbero essere nel Dna di una guardia. ‘L’unica cosa che ci rende simili è che siamo entrambi mancini’ dice Keith con modestia. ‘Lui è un grandissimo giocatore e al momento non siamo paragonabili. Manu ha già raggiunto un livello di eccellenza al quale anche io ambisco, ma ho ancora parecchia strada da fare. Di uguale c’è che lui in passato e io oggi rappresentiamo la Virtus e vogliamo portarla in alto più possibile. La mia mentalità è prendere una partita alla volta, in questo momento mi sto divertendo tantissimo e mi godo la situazione. Devo essere paziente in campo, leggere la partita, l’aiuto dei nostri veterani è fondamentale e ammetto che adoro giocare per questo allenatore’. A proposito, cosa è cambiato in questi quattro mesi, dalla prima partita allenata da Boniciolli contro Rieti con lei a guardare tutto il secondo tempo dalla panchina e oggi giocatore cardine della Virtus? ‘Dopo quella gara mi disse che non era possibile che lui avesse più fiducia di me nelle mie possibilità. Fu una chiacchierata positiva, toccò i tasti giusti e da quel giorno assimilo tutto quello che mi dice. In carriera non ho mai avuto un allenatore che avesse così tanta fiducia in me’. Contro Roma ha messo il marchio al successo della squadra con 13 punti decisivi negli ultimi 11 minuti. Si sente leader? «No, è solo uno splendido momento: la mia famiglia mi ha raggiunto a Bologna, la Virtus ha vinto, Kansas ha vinto e giocherà le Sweet Sixteen del torneo Ncaa. Tutto va a meraviglia». Il 3-0 negli scontri diretti dice che voi siete più forti di Roma e quindi l’antagonista principale di Siena? «Abbiamo giocato una gara molto intelligente, abbiamo spinto quando era possibile altrimenti abbiamo ragionato. Era difficile preparare questa gara, ma il coaching staff ha fatto un ottimo lavoro. Ora dobbiamo vincere sempre per mantenere il secondo posto e provare a sfidare Siena. Loro sono insieme da tre anni e questo fa la differenza, ci manca esperienza ma credo che potremo colmare il gap ed essere competitivi anche contro di loro». La sua debolezza si diceva fosse il tiro da tre. Contro Roma ha fatto 4/4 e in stagione ha il 43%. Sta diventando un tiratore? «Merito di coach Zorzi che lavora con me quotidianamente per migliorare la mia esecuzione. Il mio primo istinto è sempre stato quello di andare verso il ferro, ora sto variando il mio gioco». Domenica c’è il derby… ‘Lo so, l’anno scorso la mia prima gara con Biella fu proprio al PalaDozza, giocai bene e vincemmo. Voglio ripetermi. Immagino che l’ambiente sarà carico, probabilmente non ho mai giocato in un clima del genere ma sono pronto a questo genere di sfide’.

Categoria: Basket
 

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