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Mercoledì sera, dopo aver segnato da sotto il canestro della prima vittoria di Avellino in Eurolega contro Malaga, il centrone Eric Williams ha intercettato anche la rimessa disperata degli andalusi. Ma anziché accartocciarsi su se stesso e lasciar scadere il secondo rimanente sul cronometro, ha cominciato a correre con il pallone in mano. Infrazione di passi e un’opportunità in più (non sfruttata) dagli spagnoli per ribaltare la partita. Questi atteggiamenti superficiali sono esattamente ciò che Zare Markovski sopporta con più fatica assieme, ad esempio, ai giocatori sovrappeso. Come Williams. Per questo non sorprendetevi se domenica sera a Bologna, il Grande Anticonformista dovesse scegliere di non utilizzare il centro e avviare un vero turnover tra i suoi cinque americani decidendo per il debutto in campionato dell’ala Tamar Slay, molto più vicino al suo modo di concepire il basket. Domenica per la prima volta da quando l’ha lasciata, Markovski allenerà contro la Virtus. Lo scorso anno venne esonerato a Milano prima di poterlo fare. Risalirà fino a Bologna sulla scia di una grave sconfitta in campionato con Biella e un’esaltante vittoria in rimonta in Eurolega. Anche se ha strappato una pagina dal libro di Claudio Sabatini definendo l’Eurolega di Avellino una festa costante, la realtà è che finora ha mandato in campo una squadra decisa a fare bella figura in Europa, persino sacrificando qualcosa in Italia. Allena come ha sempre allenato, cambi frequenti, assetti rivoluzionati e a tratti poco comprensibili. Mercoledì quando ha usato Nikola Radulovic da centro, la gente di Avellino ha pensato di insorgere: ma già nella sua precedente esperienza campana aveva usato Damon Williams, 1,98 per 95 chili, da centro. Per la stessa ragione, la gente, di Bologna ha mormorato e nel suo secondo anno virtussino ci fu persino uno scontro clamoroso con un tifoso del parterre durante l’ultima di regular season contro Varese. Laddove lo accusavano di giocare troppo spesso senza lunghi, Markovski potrebbe tentare il colpo di scena di vincere appunto senza Williams, schierando quattro americani perimetrali, Best, Diener, Warren e Slay ma con l’altro ex Crosariol. Lo stesso che lanciò nei playoff del 2007 quando Kris Lang era infortunato. Markovski ha una caratteristica ed è quella di avere un suo modo di allenare, e all’interno di esso è coerente. Alla Virtus i risultati l’hanno sostenuto: è stato lui a riportarla Virtus in Eurolega e alla finale scudetto. Segno che non stava sbagliando. Gli resta soprattutto un rimpianto, quello di non aver concluso un ciclo che riteneva ancora aperto, al contrario di Sabatini: il patron pensava che quella Virtus avesse fatto anche troppo e necessitasse di voltare pagina. Poi Markovski non avrebbe voluto allenarsi in Piazza Maggiore prima di gara 2 della finale, e di sicuro la mattina di gara 3, quando Sabatini gli disse che l’avrebbe cambiato, per lui fu come venire travolto da un fulmine. Markovski sa che Sabatini è colui che gli ha permesso di allenare ad alto livello e che dentro il popolo virtussino ha lasciato buoni ricordi. Ma la partita di domenica sera contro tre pretoriani (Blizzard, Vukcevic e Giovannoni) sarà una battaglia: è umano che lui e Best abbiano motivazioni extra, è normale che la Virtus dovendo gestire il primo momento critico della stagione senta la pressione in modo speciale ma non possa fare sconti.

Categoria: Basket
 

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