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Se qualcuno non l’avesse ancora capito, avvicinare il Montepaschi è oggi una chimera. Ma non c’è nulla di meglio che l’esperienza diretta e ieri la Virtus ha vissuto la sua sino in fondo: sommersi come palombari, per 40′ filati, proni sotto il tallone d’una truppa famelica che ha toccato il centone in scioltezza, pur priva anche di quattro mani robuste, quelle di Kaukenas e di Finley. La sporta di carbone, bella piena, è arrivata in anticipo, con un carico pesante, anzi, umiliante. Non c’è mai stata partita, contro i troppo forti, ma la mattanza è arrivata troppo presto (41-71 al 26′), per chi confida di poter recare qualche disturbo in un futuro prossimo. C’è troppa roba da sistemare, nella casa bianconera: più soluzioni, più tecnica, più fisico. E il margine dei senesi, più che dei tre anni evocati, alla vigilia, da Boniciolli, pare epocale. La Fortezza non ha retto l’urto, sgretolandosi contro una difesa dura e rapace, pronta e istruita su tutte le mosse altrui, che l’aveva già costretta a 12 palle perse nei primi 12′. Dietro, poi, si subivano sistematicamente tutte le stoccate dei diavoli di Pianigiani: c’era sempre un mis-match a loro favore e, di là, nessun palmo di campo utile per la Virtus. Né, stavolta, è stata supponenza, come a Pesaro o contro Teramo. Solo inferiorità. O botte da orbi, senza mai poter rialzare la testa. Il bastonatore principe ha un nome. E’ Sato l’erculeo colosso di mezzogiorno: 56 di valutazione, gonfiata da una serie di primati personali: 37 punti, 7/8 da due, 3/4 da tre, 14/17 liberi, 8 rimbalzi, 4 recuperi, 5 assist. Nei suoi 31′ ha concentrato tutte le scorpacciate delle feste, da eccezionale terminale di un dispositivo perfetto. Il suo 1,95 di felinità africana è raddoppiato, ben oltre la già smisurata apertura alare. Lucido e svelto, Romain è planato sulla Virtus da altezze siderali, non per grazia ricevuta, ma per manifesta superiorità sulle marcature inadeguate che gli venivano opposte. Ha infilato da solo un 20 divalutazione nel primo quarto (contro l’11 virtussino), superando già al thè il suo record di punti stagionale (22 a 21): già li aveva messo in croce tutti i suoi guardiani, calamitando 9 falli, per 15 giri globali in lunetta. Il record personale (28) l’avrebbe ritoccato con una tripla dopo 24′, già nel tempo dei caroselli. I conti Siena li ha regolati subito, più forte in ogni lembo di campo. La Virtus ha provato a fare sportellate sotto, ma Chiagic e Ford, l’infelice accoppiata scelta da Boniciolli per l’avvio, sono rimbalzati via come fuscelli. Lì s’è avviata la slavina (7-18 al 6′), mai più arginata, nonostante un abbozzo di reazione nel secondo quarto (21-28 il minimo scarto, legato ai blitz di Giovannoni), subito stroncato da una gragnuola di triple. Poi c’è stato spazio per tutto il bene e tutto il male, rigidamente separati. La minaccia al vertice non c’è mai stata: e adesso, traumatizzata in campo, la Virtus dovrà ricomporsi in fretta (e sistemare una botta subita da Righetti), nella speranza che l’ultimo viaggio oltreoceano di Boykins, oggi in partenza e ieri soffice come una piuma, rimuova ruggini, incertezze e dubbi. E’ un momento cupo per Basket City, che per sua fortuna ha esaurito certe trasferte nefaste: la regola della batosta bipartisan, già vigente a Pesare (Virtus -34, Fortitudo -27, entrambe a 99 subiti), s’è confermata anche a Siena, dove la Effe era scesa a 109 e laVu a 107. Meglio non voltarsi più indietro.

Categoria: Calcio
 

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