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Bella, per cinque minuti, senz’anima, per gli altri 35. Così, la Virtus prende un’altra sberla (la quinta, nelle ultime 7 uscite), stavolta contro chi dovrebbe partecipare a un altro campionato: quello per salvarsi, come quassù continuano a dire. Ma che nel suo catino, bollente ed amatissimo (e presto da lasciare a malincuore, per il nuovo), continua a bastonare. Indenni solo Siena, Roma e Teramo, delle 8 squadre finora salite, Biella non guarda in faccia alla Virtus se non per incenerirla, col suo basket a cento punti, talora sfarfalleggiante, sempre divertente. Bravo Bechi (che qui può farlo, ovvio) a insistere col gioco che altri vedono come il diavolo: quello che, con folate pazzesche, gli ha ribaltato una partita iniziata a rovescio dai suoi, con atteggiamenti da All Star Game: prima un 16-2, poi un 15-0 in appena 3 ‘ ed è cambiato il mondo, sturando infine, in testa alla Virtus, il festival delle schiacciate. La prima Fortezza (eufemistico, ormai) pareva dunque aver bevuto la pozione magica di Panoramix, partita col suo quintetto riarrangiato un po’ dall’emergenza. «Io avrei giocato – mormorava Langford due ore prima -, ma m’han detto che non era il caso di rischiare», e così ecco Boykins, Giovannoni da ala piccola, Ford e Arnold in coppia, a dilagare: feroce in difesa e avanti di 11 (17-6), ogni singolo giocatore in nero aveva all’attivo una palla recuperata o un tiro forzato per gli altri, insomma sacrifici e relativi frutti raccolti. E, in attacco, Arnold non denunciava certo un ginocchio dolorante e Ford la febbre, straripando. Ma proprio nel momento in cui la Virtus si sentiva forte, Ford osava la tripla sballata, tutti alzavano il ritmo contro ogni logica, in quella tana di lupo, Bechi richiamava in panca i mosci Gist e Garri, e metteva dentro quelli che all’andata non aveva, quando la Virtus gli attaccò l’area e la conquistò. Jurak e Brunner, mano d’opera specializzata, riempivano stavolta l’area per Biella, fino a propiziare i 10 rimbalzi in più, e i 14 sotto il canestro sbagliato, a vederla con gli occhi di Bologna. Che non solo ha subito 91 punti, ma ne ha pure segnati appena 50 tra il 5′ ed il 30′, quando la partita è divenuta adulta. E così, dopo Biella, il quesito tecnico a casa Virtus è doppio, al di là dei contingenti acciacchi sparsi: sotto di 12 all’intervallo di una prima metà dominata per un quarto, ci si chiedeva non solo come l’avrebbe rimessa in piedi una difesa che, dopo l’avvio confortante, aveva concesso all’Angelico un 19/29 tra il 6’e il 20′; ma pure dove avrebbe trovato punti l’attacco, perché quando Boniciolli prova a schierare i tiratori, gente da piedi a terra, quelli ci restano poi piantati anche in difesa. Blizzard ha la voglia di uno che non gioca da due mesi, ma per colpa sua, come ricorda il tecnico nell’amarissimo postgara. Ha già sbraitato davanti ai suoi, poi castiga tutti (loro, noi che raccontiamo) in sala stampa. Vuole l’inversione, che venga cacciato Boykins. O forse lui stesso: «Esser licenziato non è un dramma della vita, che sono altri», ci aveva detto alla vigilia. Ma non per menefreghismo. Da come parla ha bisogno di un play vero, di un’ala atletica tiratrice e di un centro. Perché Boniciolli pare oggi uno che su questo gruppo ha esaurito le speranze e pure se’ stesso. E con le parole di fuoco di Biella, passare domani ad Istanbul sarà un’impresa. O forse vuole provarci senza Boykins, se passa l’idea.

Categoria: Basket
 

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