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Si fa sempre più difficile la situazione di Riccardo Ricco’ messo alle strette dalla procura antidoping italiana, dai compagni e dalla sua ex squadra. Innanzitutto è venuto alla luce come e perché Riccardo Riccò è stato scoperto: grazie ad un accordo tra l’agenzia mondiale dell’antidoping, la Wada, e le aziende farmaceutiche risalente al 2004, all’interno delle sostanze proibite per lo sport, come il Cera l’epo di nuova generazione assunto da Ricco’, è stato inserito un marker, in sostanza una molecola spia che ai controlli antidoping puo’ venire sempre rilevata. E così è stato per Ricco’ e gli altri al recente Tour. La sua situazione diventa così indifendibile tanto che dalla procura antidoping italiana inizia ad emergere una posizione molto netta: la radiazione. Per evitarla, davanti a prove così evidenti, a Ricco’ viene chiesta prima la rinuncia alle controanalisi, ammettendo di fatta la sua responsabilità, e poi una piena collaborazione per smascherare chi glielo ha fornito. Solo così potrebbe evitare sanzioni davvero pesantissime. Ma questo caso davvero clamoroso rischia di avere ripercussioni pesantissime anche sul ciclismo italiano in generale: è notizia di ieri, infatti, che la Saunier Duval, la squadra in cui militavano Ricco’ e Piepoli, ha deciso di ritirarsi immediatamente dalle competizioni ciclistiche, togliendo, di fatto, lavoro a 55 persone, togliendo il sostegno a oltre 3000 atleti nelle competizioni minori senza contare i progetti sociali legati alla riforestazione del Mali collegati proprio al ciclismo. Troppa l’amarezza per essere stati presi in giro da un presunto campione e da un mondo che ha agito alle spalle della buona fede di un’azienda. Pesante anche la replica degli ex compagni di Ricco’ che lo accusano di voler girare a testa alta nonostante abbia di fatto tolto il lavoro a tanti ciclisti che in realtà non c’entravano nulla. Un’epilogo davvero inglorioso che rischia di togliere definitivamente l’amore della gente per uno sport affascinante come il ciclismo.

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