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Tredici giocatori schierati di cui dodici mandati in campo, due allenatori che si sono alternati in panchina, uno staff di categoria superiore, 2mila abbonamenti sottoscritti in estate, una media presenze che sfiora le 3mila unità con picchi che superano abbondantemente le 3500 presenze nelle gare di cartello, un settore giovanile di valore assoluto tra i primi tre in Italia, una società che paga regolarmente gli stipendi alle date prestabilite. Tutto questo in una piazza che respira basket a 360° gradi. Il quadro Trenkwalder è più o meno questo. Con Varese, Reggio è la società con il pedigree più alto della Legadue, quella dove tutti i giocatori sognano di venire a giocare. Piazza che per entusiasmo, affetto, serietà meriterebbe di prender parte all’Eurolega ma che invece si trova catapultata in Legadue. Un tempo il fortino biancorosso era una roccaforte inespugnabile, oggi vengono a far risultato club di seconda fascia come Sassari, Pavia, Veroli e Casale. Quattro le sconfitte casalinghe rimediate. Società che prepara minuziosamente ogni dettaglio: il precampionato, le trasferte, le gare casalinghe, ma le delusioni hanno da tempo preso il sopravvento sulle gratificazioni. Le cinque sconfitte di fila rimediate, hanno portato la squadra reggiana dal primo posto in campionato ad una posizione di centro classifica poco entusiasmante. Nel mezzo i brusii di un pubblico che contesta per alcune scelte operate sul mercato. La società si trova in mezzo ad un guado, con una squadra che non gira, un allenatore nuovo (Ramagli) con ha un suo credo cestistico e che pretende determinati giocatori, con una proprietà che ha già messo mano al portafogli (Boscagin) ma che sarà costretta ancora a porvi rimedio per sopperire a quelle lacune che il campo sta palesando. Eppure viene da chiedersi il motivo perché questi giocatori con un altro allenatore avevano un impatto più consistente. Qualche stecca c’è stata ma nel complesso pur con tante scelte sbagliate operate sul mercato sia in estate (Smith, Heinrich, Masoni) che in autunno (Evtimov), la Trenkwalder era in una posizione più consona al suo reale valore. Con un tecnico (Marcelletti) che pretendeva prima di tutto che chi scendeva in campo difendesse poi sapesse anche attaccare. Però i limiti erano meno evidenti. Con Ramagli che esige un basket fatto di corsa, salto, contropiede e dominio dei tabelloni, le lacune sono emerse in modo più marcato. Cosa fare quindi? Tornare indietro non avrebbe senso perché vorrebbe dire smascherare quanto fatto, ma è logico che avendo deciso di operare una rivoluzione, giusta o sbagliata sarà solo la storia a dirlo, è necessario andare avanti sino in fondo, anche con un numeroso esborso economico. Ma la dirigenza sapendo di tagliare Marcelletti era consapevole di ciò che l’aspettava, l’auspicio è che gli innesti a febbraio inoltrato, possano rivelarsi azzeccati.

Categoria: Calcio
 

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