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Affonda Venezia nell’esordio in Legadue sotto i colpi di una Trenkwalder vincente e convincente, malgrado percentuali offensive ancora migliorabili (ma il gioco di squadra c’è) e qualche veniale peccatuccio in difesa. Fanno però peggio i lagunari che si presentano sulle tavole del Bigi privi di un pilastro come Otis George e che, quando si fa ruggente, paiono subire la difesa reggiana. Da solo, infatti, il fuoriclasse Green non riesce a fare il miracolo e se ne esce mesto mesto nonostante i 24 punti infilati ai reggiani. Di qua dalla barricata scrosciano invece gli applausi per Bryant Smith.
Senza l’acciaccato Otis George – e con Rodolfo Rombaldoni in panca pronto a far rifiatar Meini – il Venezia subisce il primo affondo della gara a un niente dall’inizio delle ostilita dalla coppia di lunghi Infante-Heinrich che infilano un centro a testa. Ci pensa però Bougaieff a dar sollievo ai suoi che dall’arco infila un tiro perfetto.
Venezia resta a galla soltanto per pochissimo. Ci sono Infante (per due volte), Fultz e la prima tripla in biancorosso di Smith a mettere le ali alla Trenkwalder (13-5 al 5’). Ma è soprattutto una difesa brillante che mette in difficoltà le bocche da fuoco veneziane.
Tenta la mossa Carrizo, il tecnico Dalmasson. Inutilmente. Perché sono Green e Bougaieff a ridare ossigeno alla Reyer (15-11 al 6’ abbondante).
Girandola di cambi voluta da Franco Marcelletti. Mischiando le carte, i biancorossi riprendono quota arrivando al +6 (20-14) grazie a una tripla strappa-applausi di Maestrello quando del primo periodo restano da giocare 120 secondi appena. La Trenkwalder molla giusto per pochi istanti la presa e la Reyer alza la cresta. C’è però Melli a infilare sulla prima sirena la tripla che ristabilisce un vantaggio reggiano di 5 punti (25-20).
Il baby d’oro si ripete all’inizio della seconda frazione di gioco, dopo che s’era visto un inconcludente flipper davanti a entrambi i canestri.
Il tifo si scalda e il Bigi, dopo un inizio tiepidino, diventa roventa. In ritardo entrano infatti gli ultras lagunari e s’accende la gara con quelli di casa, gemellati con Treviso storico avversario dei veneziani.
Se l’intesa sugli spalti proprio non c’è, lo stesso si può dire in campo. Si sbaglia qualcosina di troppo su tutti e due i fronti e il punteggio all’intertempo del quarto è fisso sul 30-26 per la truppa di Marcelletti.
Lo spettacolo non migliora con il trascorrere dei minuti. Un inutile fallo di Maestrello su Green – oltre a mandare su tutte le furie Marcelletti – manda l’americano in lunetta. Due centri valgono il 35 a 30 al 7’. Passa un niente e la zona biancorossa comincia a dare i suoi frutti. La Trenkwalder accelera, ma Venezia – strigliata a dovere dal tecnico Dalmasson, alla sua prima annata nel secondo campionato nazionale – non ha proprio voglia di soccombere nel tempio reggiano e a un minuto dalla pausa è ancora sul -6. Fultz con una penetrazione da manuale, qualche tosta difesa e due liberi di Smith (su fallaccio antisportivo di Causin) consentono poi alla premiata ditta biancorossa di fermarsi per il té sul +10 (46-36).
La difesa, ancora, consente ai reggiani di mantenere prima e consolidare poi il bottino conquistato.
Dopo 5’ del terzo quarto Reggio volteggia 14 lunghezze sopra la laguna. E non pare neppure aver idea di ridiscendere, malgrado qualche lampo di classe dell’ex Avellino Nate Green.
E’ Carra – schierato accanto all’«antagonista» Fultz, giusto per mettere a tacere gli scettici e per far vedere che si può volar alto anche con quattro piccoli in campo – a far esplodere il pala con la tripla che ribadisce il dominio reggiano (59-45 all’ 8’).
Di nuovo Marco Carra chiuderà, quasi 2’ più tardi, il conto del quarto con un gioco da tre punti (62-49 alla terza sirena).
La Trenkwalder vola ancora più in alto grazie a un bel centro di Robert Fultz e a Smith, sempre più nel ruolo di trascinatore.
Venezia subisce e subisce. E’ chiaro, ormai, chi comanda. Alvin Young s’inventa un giochetto dei suoi, Maestrello infila un’altra tripla e a neppure 4’ ancora da giocare la Trenkwalder è sul +18 (77-59). E’ fatta. Due minuti più tardi, quando il tabellone luminoso del Bigi dice 84-65 arriva pure la standing ovation. Finirà, tra gli applausi, sull’84 a 67.

Categoria: Calcio
 

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