Telecentro Odeon TV

La Tv di Bologna e dell'Emilia-Romagna (canale 17 e 71)

No Banner to display

Ha vinto Vettel, ha vinto la Red Bull, è stato un disastro di Rosso vestito, i rivali hanno messo le ali e il Cavallino si è azzoppato. Di solito sono i critici, a infierire e scodellare metafore per descrivere un’impresa sportiva. Nel bene come nel male. Disastro od opera d’arte, suicidio o capolavoro. Stavolta non c’è bisogno, fanno tutto loro, i ferraristi, ragazzi e uomini arrivati lì lì a regalarsi e regalarci il sogno. Sono loro a caldo, a intonare subito un sentitissimo mea culpa, a dire che sì, col senno del poi non dovevamo sostituire le gomme ad Alonso al giro 16, subito dopo Webber, per tallonare l’australiano. Se non l’avessero fatto, Fernando non si sarebbe trovato nel traffico figlio della safety car regalata dal botto di Schumi e con piloti veloci come Kubica, Rosberg e Petrov su Renault a scombinargli la vita. Sì, hanno detto gli uomini della Rossa, pasticcio tutto nostro, Alonso non c’entra nulla. E se c’entra, aggiungiamo noi, è solo il respiro di quella partenza sembrata lenta in cui ha perso il terzo posto, ma che forse va spiegata nello scatto bruciante tipico della McLaren. Uno scatto domabile solo a patto di prendere rischi che Fernando, giustamente, doveva evitare come la peste. C’era il mondiale da vincere, c’erano otto punti da gestire. C’erano.
È la squadra che vince o che perde, questo è il motto Ferrari, per cui non c’è da puntare il dito, c’è solo da ammortizzare la delusione e capire gli errori. Lo sa bene il presidente tifoso Montezemolo quando dice che «sarebbe bastato tenere la posizione, il quarto posto, e avremmo vinto il mondiale… Purtroppo già nel 2008, con Massa, siamo stati battuti all’ultima curva… e ora fa più male perché eravamo convinti di non perdere. Però sono orgoglioso di questa Ferrari che non si arrende mai e ringrazio Domenicali che in una stagione difficile ha fatto un grandissimo lavoro… ringrazio Alonso, pilota fortissimo che dà sempre fiducia e infonde ottimismo… se non ha vinto il titolo non è per colpa sua». Ora tutti invocano licenziamenti, rivoluzioni, rifondazioni, ma nello sport c’è un dettaglio che non va mai perso di vista: il confine tra il trionfo e la disfatta spesso è un niente come quel centesimo di secondo in cui l’uomo deve prendere una decisione. Quel che costa davvero è l’aspetto economico che conta su circa 80 milioni di euro persi per una corsa di nemmeno due ore, senza contare l’indotto. Dati che in casa Fiat, con l’aria che tira, faranno riflettere.

Categoria: Basket
 

Lascia un Commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.