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Ci siamo. Con l’esonero di Dragan Sakota, Bologna ha bissato: per due anni di seguito le tre grandi squadre della città, Fc Bologna, Virtus e Fortitudo, hanno cambiato in due anni consecutivi i tre allenatori. Prima nel 2007 e poi nel 2008. Non era mai accaduto in precedenza. Quest’anno è stato adddirittura tutto più repentino. In quaranta giorni le tre squadre che avevano cominciato con i tre allenatori della passata stagione, affidando loro il delicato compito del rilancio, hanno rotto gli indugi: fuori tutti. Via Arrigoni che aveva dato la serie A al Bologna, via Pasquali che aveva dato ad una squadra rivoluzionata e poi terremotata la finale di Final Eight, via, infine, proprio ieri, Dragan Sakota, l’uomo dell’impossibile rilancio della scorsa stagione della Fortitudo, arrivata nel finale dello scorso campionato ad agguantare i playoff. Se non avesse centrato quell’obiettivo un altro record negativo sarebbe stato regalato alla tifoseria bolognese. Nessuna delle due squadre presenti olttre la regular season, dopo oltre un decennio di quasi ininterrotto protagonismo alle finali scudetto. Insomma Arrigoni, Pasquali e Sakota non avevano convinto nel finale, sono crollati alle prime difficoltà del rinnovato impegno. La loro conferma era stata accompagnata da troppi dubbi tenuti sottotraccia. Troppi per poter far reggere la fiducia di fronte alle durezze di campionati che non lasciano margini a nessuno. E così è stato. I giocatori della Fortitudo ieri in visita al Motorshow. La notizia dell’esonero di Sakota non era ancora ufficiale e nessuno ha voluto lasciarsi andare in commenti. L’ultimo arrivato, il greco Papadopoulos sottolinea però la chiave del successo di Belgrado: «Abbiamo controllato il ritmo della gara ed è questo che dobbiamo continuare a fare».

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