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Arrivata davvero, come ha esordito Gilberto Sacrati, come una giornata sudata, ecco finalmente la presentazione dei volti di Gmac Real Estate Ipg e di International Fund, e – per gli addetti alla pallacanestro – la maglia della Fortitudo con il nuovo marchio. E proprio il presidente, assieme a Gerald Collins (amministratore delegato e direttore esecutivo di Gmac Real Estate Ipg), Najib Choufani (presidente di Intercontinental Fund), a presentare la situazione. “Grazie ai miei ospiti, siamo riusciti ad avere questa sponsorizzazione e a portare avanti questo progetto. A questi si aggiungerà poi George Donohue, presidente di Gmac, quando attorno al 10-20 di dicembre faremo questa festa con cui verrà presentato il progetto del Parco Delle Stelle, che verrà svelato a Ginevra, il 5 di dicembre, nell’ambito dei Mondiali 2014, quando si svelerà la parte sportiva di questo progetto, con plastico”.
Quanto inciderà questa partnership nel futuro della Fortitudo? “La Fortitudo fa parte del Parco delle Stelle, fin dall’inizio, da quando ho progettato qualcosa che la comprendesse, dato che ogni realtà sportiva ha bisogno di fondi. Non ci sarà influenza degli americani sulla squadra, ma è anche vero che loro, con la Fortitudo, possono avere a che fare in maniera nulla o totale: quello che so è che è una collaborazione nell’intervento globale dell’operazione”.
Ci sarà il marchio Gmac anche in Coppa? “Oggi era doveroso intanto dare un segnale con Gmac, ma stiamo comunque cercando di migliorare l’indotto. Abbiamo poi altri nomi nel cilindro, da tirare fuori andando avanti: io sono qui per la mia voglia di combattere, solo contro tutti, e poi vedremo come andrà a finire. Ma il marchio, in Europa, non ci sarà”.
Il contratto che durata avrà? “Durerà finanto che andrà avanti il progetto, poi quello che vedremo sulla maglia lo vedremo l’anno prossimo. Non parlo di cifre: quando hai Gmac sulla maglia, ripeto, quello che conta è il progetto, poi di volta in volta valuteremo la possibilità di altri marchi”.
Ci saranno due società diverse, tra Paladozza e Fortitudo? “Io dico che servono due linee di bilancio: una per la gestione della struttura, una per la parte sportiva. Il capofila è lo stesso, ma il Paladozza è una cosa, la squadra di basket un’altra, con diverse linee guida, e non deve avere l’handicap di spese di gestione senza poter rientrare. Tenendo le cose divise, eventuali spese di ristrutturazione potrebbero portare ad un guadagno che coprirebbe le spese di mutuo senza farle ricadere sulla squadra. Ma se devo tenerle unite le farò”.
Il fatto che fossero uscite dichiarazioni della Gmac di Detroit, che nulla sapevano della faccenda, vi ha disturbati? “E’ stata una cosa poco corretta, e chi lo ha fatto ne pagherà le conseguenze. Questo ci ha portato a qualche giorno in più di contrattazione, e la settimana sono diventati dieci giorni”.
Quanti soldi verranno investiti nella squadra? “Ce ne saranno, ma facciamo un distinguo. Se io passo la Fortitudo nel Parco, il Parco darà alla Fortitudo quanto serve per andare avanti. E’ una realtà unica, un progetto importante per la squadra e per Bologna, con un investimento unico in Italia che sarebbe potuto nascere in altre cento città del mondo. Io sto dando una mano quindi sia alla città che alla mia squadra di basket”.

Palla poi a Gerald Collins, di Gmac. “L’idea di sponsorizzare questa squadra è nata perché volevamo esplorare nuove opportunità di mercato per promuovere il nostro prodotto, in un campo in cui non abbiamo esperienza. Però ci è piaciuto Mr. Sacrati, crediamo in lui pur non avendo competenze sportive, e altri dettagli non li possiamo dire”.

Parola quindi a Najib Choufani di International Fund. “Noi siamo un partner strategico di Gmac, che segue tutte le fasi del cliente per quello che riguarda servizi finanziari, dall’inizio alla fine di ogni operazione; avevamo interesse in entrambi i progetti, sia quello sportivo che quello imprenditoriale. E’ la nostra prima volta in questo campo, e siamo entrati per il nostro interesse nel progetto di Sacrati e nelle potenzialità del mercato italiano. Il suo è un progetto che ci ha affascinati; è vero che c’è una crisi finanziaria a livello mondiale, ma ci sono anche risorse che vogliono uscire fuori, e questo nostro progetto vuole appunto coinvolgere queste risorse per un grande sviluppo nel futuro”.

Collins e Choufani, poi, spiegano il “contrattempo” e la differenza tra la Gmac di Detroit e quella di New York, dopo aver anche definito il rapporto tra loro e la General Motors (“Loro fanno automobili, noi tutt’altro tipo di servizi pur essendo parte della stessa famiglia”). “Gmac è una grande famiglia, e noi siamo la parte Real Estate, posizionata sull’area di New York, ed è questo il ramo che seguiamo. Noi e Detroit non ci conosciamo reciprocamente, perché Gmac è enorme, ha al suo interno decine di migliaia di persone e tantissime divisioni, quasi fosse una città. E ci sono settori completamente separati: a Detroit producono e finanziano la parte automobilistica, noi facciamo altro. Non c’è alcun tipo di relazione diretta, ambiti completamente separati, e forse questo ha portato al sorgere di qualche equivoco”.

Davanti alla bottiglia di spumante che ha suggellato la giornata, Najib Choufani ha poi ripreso in mano il microfono per un augurio: “Non siamo qui solo per parlare, o per fare spettacolo. Questo è un grande progetto, che farà del bene all’ambito sportivo, a quello imprenditoriale, e a tutta la città”.

Categoria: Basket
 

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