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Per essere chiari: nessuna squadra di serie A oggi offre un’impressione visiva peggiore di quella offerta dalla Fortitudo per atteggiamento, fragilità, arrendevolezza, disordine in attacco e inconsistenza in difesa. Lasciando la parola ai numeri: la Fortitudo ha la quindicesima difesa del campionato per punti subiti, è quindicesima nella percentuale di tiri da due concessa agli avversari, ma soprattutto in trasferta subisce 90,5 punti per gara, peggio di chiunque altro e per differenza canestri (meno 51 dopo sei partite) è tristemente ultima. Nelle ultime due gare – Siena e Biella – ha incassato 200 punti complessivi, quasi un record, soccombendo nel complesso per 50 punti di scarto. D’altronde c’è un motivo se nonostante il rientro di notte da Biella, la squadra sia stata convocata per un allenamento diciamo pure punitivo ieri in tarda mattinata.

ATTENUANTI – Qualche attenuante la Fortitudo ce l’ha: a Biella non aveva Strawberry, Bagaric e il centro titolare inseguito da Savic. Con Gregor Fucka sarebbero quattro le addizioni che si concretizzeranno nelle prossime due settimane (tra Treviso, Artland e Ferrara) a fronte di una o due partenze probabilmente indolori. Ma tutto questo non è sufficiente per giustificare un rendimento imbarazzante (tre sconfitte su quattro sono maturate con scarti superiori ai venti punti). Si può dire che dal debutto di Udine ad oggi la Fortitudo non ha mostrato alcun progresso ne in difesa ne in attacco. Sakota ha parlato di squadra penalizzata dalle rotazioni ridotte ma aveva nove uomini a Biella. Luca Bechi all’Angelico ne aveva sette più Aradori (sei minuti) e il debuttante Raspino, classe 1989. I casi sono due: o Dragan Sakota non è riuscito a incidere su questa squadra neppure in minima parte, oppure questo gruppo è inallenabile, sospetto legittimo visti gli episodi di indisciplina e la fragilità caratteriale.

ALLENATORE – Per ora prevale il desiderio di non toccare Sakota. Se non è riuscito a fare nulla di questa squadra è possibile che possa riuscire a fare meglio su un roster che evidentemente è in fase di profonda ristrutturazione. Se il gruppo non è allenabile, non serve cambiare allenatore. Può servire cambiare il gruppo e questo ci riconduce alla volontà di dare a Sakota un’altra chance. Un po’ di delusione però è legittima: per sei mesi lo scorso anno il coach ha battuto il tasto sulla necessità di scegliere bene i giocatori. «Selezione» è sempre stata la sua parola d’ordine. Lo scorso anno, quando i playoff sembravano lontanissimi, ebbe a dire che «raggiungere la post-season sarà difficile ma non è importante per il futuro del club, selezionare bene i giocatori del prossimo anno è molto più importante. E per quanto mi riguarda anche più facile». Ora se siamo alla ricostruzione in corsa della squadra dobbiamo dedurre che come selezionatore Sakota ha fallito brutalmente. Il taglio di Forte e domenica anche il disastro di Woods ne sono due ulteriori conferme. A meno che la squadra non gli sia stata costruita sopra la testa, ovvero da Savic, ma finora nessuno dei due l’ha mai detto. In altri momenti, Savic ha detto che «in vita mia non ho mai preso un giocatore che l’allenatore non voleva, perché poi è lui che decide se farlo giocare o meno, non l’ho fatto neanche questa volta». Insomma questa Fortitudo è un lavoro di gruppo. Fortuna che nei prossimi giorni verrà rifatta.

Categoria: Calcio
 

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