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è arrivato ieri mattina in città Harold Jamison, giunto all’aeroporto “Marco Polo” di Venezia. Nel pomeriggio, accompagnato dal team manager Luca Ricci, le tradizionali visite mediche. Una manciata di minuti dopo le 20 l’arrivo al palaSegest. Cappellino nero, t-shirt nera a righe bianche e pantaloncini neri, fisico tirato a lucido, niente a che vedere quando arrivò la scorsa estate.
Ha passato l’estate lavorando, “H”, ecco perché adesso risente di un fastidio al bicipite femorale di una gamba (oggi ecografia di controllo) che certamente non preoccupa l’entourage bianconero. Aveva lasciato Ferrara con il sorriso, la ritrova con il medesimo sorriso e la grande voglia di scherzare.
«Se non avessi pranzato in aereo sarei ancora più magro – le prime parole del colosso di Orangeburg -, consapevole che giocheremo in A sapevo come volevo arrivare a Ferrara, dunque quest’estate mi sono allenato sempre, anche perché il livello della massima serie lo conosco bene. Ho giocato molti “cinque contro cinque” con giocatori Nba».
Sta seguendo le Olimpiadi di Pechino?
«Devo ammettere che mi hanno colpito moltissimo il nuotatore Michael Phelps ed il centometrista Husain Bolt, che corre quasi veloce come me (altra risata; ndr). Il dream team americano certamente si aggiudicherà l’oro».
Jamison conosce benissimo alcuni americani che giocheranno in serie A, come il play tascabile della Virtus Bologna Boykins («Ho giocato assieme a lui nei Los Angeles Clippers»), il neo avellinese Dickau, anche lui ex Clippers e Kemp, ora a Montegranaro.
«Kemp non l’ho visto di recente – ha continuato Jamison -, posso solamente dire che nella vita le persone cambiano e lui si sarà concentrato di nuovo su questo sport».
Che obiettivi si pone per la prossima stagione?
«Il primo obiettivo è la salvezza della squadra. A livello personale vorrò dimostrare alla gente che prendo il basket come cosa seria e posso competere ad ogni livello».
Conosce Ndudi Ebi?
«Certamente. È davvero molto atletico, ha il grande vantaggio di essere ancora molto giovane, c’è un motivo se era stato scelto da Minnesota e dall’Nba, non è successo a caso, è un grande lavoratore e ha un carattere ottimo. Speriamo di essere in campo una bella coppia: ci completiamo bene a vicenda e creeremo problemi agli avversari».
«L’anno passato non riuscivo ad esprimere il gioco che volevo – ha concluso “H” -, adesso il livello è più alto, con dei giocatori più grossi e della stessa mia forza: potrò certamente giocare più liberamente, non preoccupandomi di certi falli. Perché quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare».
Harold Jamison ieri sera ha riposato, mentre Andre Collins all’attivo ha già due allenamenti alle spalle.
«Non avevo voglia di sprecare un giorno – ha attaccato il folletto bianconero -, ho voluto ripartire subito assieme al gruppo, anche perché sono davvero molto esaltato dall’avvio della nuova stagione. Il mio obiettivo sarà di giocare nel modo migliore, affinchè la mia squadra possa fare sempre meglio. Riley? Non ho ancora molti elementi per poter dare un giudizio tecnico su di lui, posso solamente dire che mi sembra un ottimo atleta, con delle ottime capacità di tiro. Bisognerà che lo mettiamo nelle condizioni di esprimersi al meglio. Ha il vantaggio di essere ancora molto giovane. Il campionato? Punterò sempre ai risultati migliori possibili, a livello personale e per il gruppo».
Anche per Collins, ieri pomeriggio, visite mediche ed approdo al palaSegest, accompagnato dal team manager Luca Ricci. L’allenamento è appena cominciato, quando Jamison entra e saluta vecchi e nuovi compagni. L’avventura è cominciata.

Categoria: Calcio
 

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