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Come è cambiata dal tuo punto di vista la gestione del reparto lunghi negli ultimi anni? Tu sei un centro di ruolo mentre invece le squadre utilizzano sempre di più centri atipici da ruotare in ruoli diversi…
“Non voglio farmi pubblicità, ma penso ci sia sempre bisogno di un centro di ruolo in ogni squadra: non necessariamente deve far punti e andare a tirare,ma può dare un grosso contributo sotto canestro sia a livello di presenza che per aiutare i compagni a creare nuove soluzioni offensive”.

Nel tuo largo impiego di domenica può essere importante il fatto che ad Avellino Boniciolli allenasse un giocatore come Eric Williams che ha caratteristiche simili alle tue?
“Io penso di poter dare sempre il mio contributo, ma sono pronto a giocare i minuti che il coach mi chiede. Penso che tutto parta dalla difesa e per questo entro in campo per dare il massimo da subito in quel frangente. Essere solidi nella nostra metà campo è la prima cosa, poi se vogliamo i punti li abbiamo nelle mani”.

Al di la del bilancio vinte perse come mai in 4 occasioni avete avuto degli inizi difficoltosi secondo te?
“La squadra è nuova ed è completamente cambiata dall’anno scorso, bisogna imparare a conoscersi, a lavorare insieme coralmente e soprattutto lavorare per costruire una difesa solida”.

Come ti sei sentito quando Boniciolli ti ha definito ancora come il miglior pivot italiano?
“Lo ringrazio, ma il mio obiettivo è dare un contributo concreto alla squadra mettendo sempre in campo grinta e voglia di giocare. Cercherò di onorare questo complimento e di dare il massimo, da parte mia prometto di metterci sempre e comunque grande impegno”.

E’ una coincidenza che domenica sia stata la tua miglior partita? Quando ti hanno definito quarto lungo ti sei sentito sacrificato rispetto all’anno scorso e alla tua carriera?
“Diciamo pure che quella di domenica è stata la mia prima vera partita di quest’anno, ma essere definito 4° quarto lungo in questa squadra non è un problema. So che ad ogni partita ognuno darà il suo apporto e tutti devono sempre essere pronti ad entrare in campo senza prendersela ne pretendere di giocare per forza 20 minuti. Partita dopo partita ci saranno giocatori più adatti o più in forma, nessuno avrà la garanzia di giocare più degli altri e cosi saremo tutti più motivati a dare il massimo”.

Andiamo a vedere la tua carriera: hai vinto un europeo e l’anno scorso ti sei addirittura dovuto scoprire “non italiano”. Cosa non va nella nazionale di oggi?
“Negli anni d’oro il gruppo era valido, però nonostante i risultati non c’è stato il riscontro di interesse del pubblico. Eravamo gli outsider, quelli sottovalutati, ma ci credevamo e siamo riusciti a vincere il bronzo all’europeo e poi l’argento olimpico, risultati tanto inattesi quanto strepitosi. Poi c’è stato un capitombolo nelle prestazioni: siamo rimasti fuori dalle grandi competizioni, ma spero che in futuro i giocatori di talento tornino in nazionale e si riesca ad ottenere nuovamente qualche buon risultato”.

Mondo Siena, Virtus, Fortitudo. Tu li conosci tutti e tre…
“Ho giocato in Fortitudo e mi son trovato bene, ma poi sono stato allontanato per motivi tecnici. A Siena sono molto legato, ma anche lì sono sorte problematiche e sono andato via. In Virtus sto molto bene, conosco la città, con alcuni compagni c’è un’amicizia anche fuori, oltre il giocare assieme sul campo. Sono tre ambienti molto diversi, ma è bello giocare qui a Bologna dove la pallacanestro è sulla bocca di tutti ed è praticamente il primo sport”.

Si parlava di Siena: c’era Pianigiani come secondo allenatore nella tua esperienza: che idea ti eri fatto di lui?
“È sempre stato un ottimo allenatore, prima con le giovanili, poi è riuscito ad arrivare sulla prima panchina. In concomitanza col suo arrivo c’è stata l’esplosione di talento di Siena: ha lavorato bene costruendo un gruppo importante e porta avanti questo lavoro con continuità da 3 anni. Avere una formazione come quella pressoché invariata è molto importante perchè non si ricomincia da zero ogni anno, ma si lavora subito per migliorare quello che si è già costruito. Per questo ottiene risultati tanto impressionanti”.

Boniciolli ha detto di voler accorciare le rotazioni a 7-8. Cosa ne pensi anche in vista della Coppa?
“Non è tanto un discorso di importanza del minutaggio a mio avviso: ogni partita è a sé e in base alle nostre caratteristiche ognuno di noi sarà più o meno utile alle dinamiche di squadra. Se in una partita uno di noi non troverà spazi per giocare di certo avrà un’opportunità alla partita successiva”.

In 15 anni hai lavorato con tanti allenatori, a chi sei rimasto più legato e con chi invece hai avuto più incomprensioni?
“Mi sono trovato molto bene in nazionale con Tanjevic che reputo non solo un grande allenatore ma anche una grande persona. Con altri allenatori ho avuto diverse situazioni di incomprensioni,ma preferisco non parlarne ora”.

L’esperienza in Grecia è stata molto importante, cosa ricordi in particolare?
“Ero a Treviso e capitò un po’ all’ultimo momento mentre discutevo sul rinnovo del contratto. All’Aek è stata un’ottima esperienza anche grazie al coach Ioannidis: è un po’ matto nel suo modo di gestire la squadra e non solo, ma lo stimo e mi ha dato la possibilità di confrontarmi con una realtà ed un campionato diverso da quello italiano”.

Domenica siete entrati nello spogliatoio e poi rientrati con un’altra faccia….
“L’allenatore ci ha tranquillizzato dicendo che saremmo rientrati e avremmo recuperato il divario con l’intensità in difesa e in effetti lottando e mantenendo un atteggiamento deciso ce l’abbiamo fatta”.

Come vedi la situazione dei giocatori italiani nel campionato?
“E’ un argomento senza dubbio delicato: non si riesce a far chiarezza e trovare un punto fermo. C’è stato un regolamento poi ritirato e ora con Dino Meneghin si sta provando a cambiare le cose. Gli italiani nel loro campionato dovrebbero essere punto di riferimento e c’è bisogno di dar spazio ai vivai anche in prospettiva nazionale. La nazionale deve tornare ad essere importante per chi ama il basket e per questo servono i giovani”.

Nella sfida a rimbalzo la Virtus spesso fa fatica anche contro squadre sulla carta più deboli…
“Stiamo lavorando, ma ci rendiamo conto che non basta il lavoro di giocatori come Ford, tutta la squadra deve dare un contributo e mettere un mattone per costruire quel muro che serve a tenere lontani gli avversari. Anche l’aiuto delle guardie ad esempio è molto importante”.

Quando salta l’allenatore la squadra secondo te ha il diritto di esprimersi a riguardo oppure subisce le scelte della società. I giocatori hanno un potere globale e possono scendere in campo anche a difesa del coach se necessario?
“È un argomento particolare: quando si cambia allenatore ci si trova spesso in una situazione precaria e c’è bisogno di nuovi stimoli. Successe in Fortitudo col taglio di Bianchini in prossimità dei playoff e a mio avviso fu un grande errore. Giuste o sbagliate le scelte fatte vanno condivise, la squadra deve rispettarle e fa bene sul campo a prescindere dall’allenatore. Sono decisioni ponderate che se vengono prese, anche quando sofferte, rappresentano la cosa giusta da fare in quel momento e i giocatori devono solo pensare a dare il massimo sul campo”.

Come gioca con Boykins uno come te, un centro “vecchio stile”?
“È veloce, ha talento in attacco, fa canestro: sta imparando a muoversi in questa pallacanestro e sta lavorando bene: se io devo correre corro, lui sta cominciando a integrarsi nel nostro gioco e troverà grande soddisfazione quando ci riuscirà al meglio”.

Nel 2002 hai fatto la più grande partita di un centro italiano negli ultimi 10 anni, in finale di coppa Italia: cosa ricordi, cosa hai provato poi nella sconfitta?
“Di quel periodo mi ricordo che avevo spazio e mi divertivo perché giocavo tanto. Dopo 3 anni al top mi sono ritrovato ad avere meno minuti e di conseguenza statistiche meno eclatanti. Perdere al supplementare è stato naturalmente un dispiacere, ma le mie cifre sono state molto importanti quel giorno e per questo è un ricordo dolce-amaro”.

Dopo il tiramolla estivo per rimanere in Virtus sembra di capire che giocare pochi minuti ti sta un po’ stretto…
“Ho scelto io di rimanere alla Virtus perché credo in questo importante progetto e nel riscatto della squadra. Ho rinunciato al minutaggio scegliendo di restare qui piuttosto che giocare di più in un club di fascia media. Io penso di poter dare a ancora molto e poter far bene a qualsiasi livello, ma il campionato è lungo e le possibilità e gli spazi potranno esserci anche per me. Sono orgoglioso di essere qui a lottare per obiettivi importanti in una grande realtà”.

Fra un po’ le nuove regole dovrebbero tornare ad incentivare il gioco in post basso e cercare di ridurre i tiri da 3 punti, cosa ne pensi?
“Giocare dentro l’area è un vantaggio che le squadre devono imparare a sfruttare: ora va molto di moda il tiro da 3 punti ma nel corso delle partite bisogna trovare un giusto bilanciamento, un equilibrio nelle soluzioni di tiro altrimenti in caso di giornate nere diventa davvero difficile giocare”.

Com’è la settimana di allenamento con Boniciolli?
“Lui sprona molto i suoi giocatori e fa allenamenti intensi. Stiamo lavorando duramente anche per portare all’interno della squadra la sua visione e le dinamiche di gioco. Con la coppa cambieranno ancora i ritmi e cercheremo di entrare i forma e creare le condizioni per affrontare al meglio tutta la stagione”.

Un allenatore ti ha mai proposto di costruirti con i compagni un tiro da 3 efficace, sul modello di quello che era stato pensato per Savic?
“Da fuori onestamente no e penso sia meglio così perchè ho sempre preferito giocare dove ho più confidenza. Penso di aver un buon tiro piazzato dai 4-5 metri, quello sì, ma non ho mai pensato di mettermi a tirare da 3”.

Mai avuto voglia di andare in NBA?
“Certo, la voglia di andare ce l’anno tutti, ma bisogna poi vedere chi ha le potenzialità per farcela. Io ho costruito qui la mia carriera e sono molto contento così”.

Il campionato dopo le ultime prestazioni di Siena parrebbe già assegnato, ma dove può arrivare la Virtus secondo te?
“Siena si è confermata dominante, ma ha vinto all’ultimo secondo contro Teramo e Treviso. E’ comunque una squadra solida e forse ancora più forte della passata stagione. Tante squadre in questo campionato possono dire la loro e ai playoff tante cose possono cambiare, l’importante è arrivarci e poi scrivere il resto della storia. Siena rimane sicuramente la favorita, ma la Virtus ha tutte le potenzialità per essere una delle principali protagoniste: faremo il possibile per raggiungere gli obiettivi che tutti i tifosi Virtus si aspettano”.

Come si vive il derby a Bologna?
“A Basket City è un evento importantissimo che fa parlare di se da sempre: la Fortitudo è un po’ in difficoltà in questo momento e non è in condizioni ottime,ma questo deve anche essere un campanello di allarme per noi perché vorranno senza dubbio dimostrare qualcosa. Sarà una battaglia e l’importante sarà vincere, anche di un punto. Il derby regala sempre delle emozioni, vincere è importante e l’anno scorso non è andata bene per noi per questo abbiamo ancora più voglia di far bene”.

Come vedi la partita con Cantù di domenica?
“Andremo la a giocare al 100% per portare a casa il risultato: il campo è ostico ma dobbiamo essere pronti per combattere fino alla fine se ci sarà bisogno”.

Le prossime partite saranno Cantù e Roma fuori casa, poi il derby…
“E’ un momento importante, le prime due trasferte non saranno affatto facili e lo stesso vale per il derby. Dalla nostra abbiamo la voglia di fare e fare bene: partiamo per questo tour de force che ci vedrà impegnati in almeno 10 partite in un mese fra campionato e Coppa e ci sarà bisogno dell’apporto di tutti”.

A proposito di Coppa preferisci allenarti o giocare anche andando sui campi più sperduti d’Europa?
“Sono uno di quelli a cui piace sicuramente di più giocare piuttosto che allenarsi tutta la settimana, ma penso sia questione di abitudine, un giocatore può adattarsi a qualsiasi esigenza in base al momento della stagione”.

Come si fa a farsi trovare pronti ad ogni partita?
“Bisogna sempre sapere che il tuo momento può venire a qualunque punto della partita e non bisogna lasciarsi scappare l’occasione di far bene quando si viene chiamati in causa”.

Anche tu come gli americani hai il tuo lettore mp3 nel prepartita?
“A dire il vero no, è più una loro abitudine. Io ascolto la musica in macchina o a casa per rilassarmi, dialogare con i miei compagni, perché penso sia un modo per fare gruppo e conoscersi meglio”.

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